cassazione 

«Via dal campo rom per necessità»

Nomade assolta dall’accusa di avere disubbidito al giudice

SASSARI. Non aveva rispettato l’obbligo di soggiorno impostole con un decreto dal tribunale di Sassari perché la sua abitazione, a Fertilia, era stata demolita con l’intero campo nomadi. Per questa ragione i giudici della prima sezione della Corte di Cassazione hanno annullato, senza rinvio, la sentenza di condanna a dieci mesi di reclusione emessa dal tribunale di Sassari (e confermata dalla corte d’appello) nei confronti di una donna rom che, dopo lo smantellamento del campo di Fertilia, si era trasferita nella struttura di Samassi, a casa della suocera. La donna aveva presentato il ricorso in Cassazione ma altrettanto aveva fatto il Procuratore generale della repubblica della Sardegna.

La sentenza di primo grado, confermata in appello, aveva escluso l’esimente dello “stato di necessità”, sottolineando che solo un anno dopo la notifica del decreto di soggiorno obbligato, la donna aveva comunicato ai giudici del tribunale quanto era accaduto al campo nomadi di Fertilia e di esser stata obbligata dalle circostanze a cercare ospitalità nel campo di Samassi. Uno stato di necessità inoltre acuito dalla presenza di due figli piccoli e di un terzo in arrivo.

La Cassazione ha invece ritenuto valide, oltre alle giustificazioni dell’imputata, le motivazioni
del Procuratore generale che sosteneva l’erronea applicazione della legge penale oltre alla «manifesta illogicità e contradditorietà» delle motivazioni della sentenza di condanna, e per questa ragione la sentenza condanna è stata annullata perché «il fatto non costituisce reato».

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