Capitale della cultura, tre gemelle testimonial della candidatura di Nuoro

Le sorelle Chirra, 22enni, sono unite da un profondo legame con la loro città: «Ci rappresenta»

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NUORO.
Tre giovani donne, tre gemelle nuoresi con profonde radici nella cultura barbaricina, tre menti aperte già proiettate nel futuro. Quale migliore testimonial per la candidatura di Nuoro a capitale italiana della cultura 2020 del trio Chirra? Valentina, Chiara e Cristina, 22 anni, sono unite da un profondo legame ma anche dall’amore per le tradizioni, dall’ammirazione per il premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda (tutte e tre si sono presentate all’esame di maturità con una tesina sulla scrittrice nuorese) e dall’impegno negli studi giuridici all’Università del capoluogo. E da un’incrollabile fiducia nelle potenzialità della loro terra. Paradigma vivente di un città che, pur tra mille difficoltà, si è messa in gioco e spera di raggiungere l’ambito traguardo. «Nuoro ci rappresenta – dicono – e merita di vincere».

Le sorelle Chirra di Nuoro
Le sorelle Chirra di Nuoro

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Nelle loro differenze (non solo fisiche visto che Chiara e Cristina omozigote assomigliano a papà Maurizio, Valentina invece a mamma Grazia) c’è un tratto che le accomuna: l’amore per l’arte nelle sue diverse espressioni. Si stanno preparando alla vita con un bagaglio importante, frutto dello stretto rapporto con la città. Valentina suona l’organetto da quando aveva 12 anni dopo aver seguito le lezioni alla scuola civica di musica con il maestro Carlo Boeddu (tre anni di corso ordinario e due di master) insegna a Oliena e Triei. Chiara e Cristina, componenti del gruppo folk e provette ballerine del “ballu tundu” si dilettano di ricamo, arte che hanno appreso da Bastiana Ruiu, e che punto dopo punto trasferiscono nel grembiule del costume sardo, “sa franda”. Studentesse modello sia che si tratti di preparare gli esami che di partecipare alla Summer school sui diritti umani dell’Università nuorese, sono proiettate verso la laurea in Servizi giuridici novembre prossimo. I loro percorsi dalle strade di Nuoro si snoderanno sino ai confini del mondo: Valentina, dopo la triennale vuole iscriversi al conservatorio per studiare pianoforte. Cristina e Chiara già si vedono, rispettivamente, nei panni del magistrato e della scrittrice. Studio e passioni vanno di pari passo. «Abbiamo scelto le tradizioni, su “ballu tundu chi est su menzus de su mundu”, le danze tipiche sarde, che divertono e uniscono, abbiamo scelto questo – dicono – senza rinunciare a tutto il resto. Siamo consapevoli della ricchezza e scegliamo giorno per giorno di appartenere a questo luogo». Un luogo in grado di aprire una finestra sul mondo.

La Summer school, o meglio ‘The future of human rights in Europe”, è il corso articolato in cinque giornate e promosso ogni estate dall’università di Nuoro sotto la guida della professoressa Gabriella Ferranti e della sua collaboratrice Cristina Carta. I docenti provengono da università italiane ed internazionali, sono avvocati e rappresentanti delle istituzioni che operano nel settore dei diritti umani. E anche in questo laboratorio di esperienze (caposaldo tra l’altro di una delle tre azioni che l’Università nuorese ha incamerato nel dossier per la candidatura del capoluogo barbaricino ) si sono formate le tre gemelle Chirra. Una piccola università di provincia, in grado di aprire porte e di costruire ponti. «La Summer school è un’esperienza notevole che ci porteremo dietro per tutta la vita» dicono in coro. Il corso, che ha avuto l’epilogo nel viaggio d’istruzione a Bruxelles alla scoperta delle istituzioni europee. Un viaggio che le ragazze vedono come un punto di partenza. Così come sarà l’investitura di Nuoro, se dovesse arrivare come tutti sperano, comprese le gemelle Chirra, a capitale italiana delle cultura 2020.


 

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