Business dell’oro a Sassari, condanne a 11 anni per i ladri seriali

L’inchiesta sulla banda che colpiva la “Sassari bene”. Sei gli imputati, assolta una dipendente di un Compro oro

SASSARI. Nel 2013 la polizia aveva seguito per mesi ogni spostamento di quella che era stata identificata come una vera e propria banda di ladri seriali negli appartamenti della “Sassari bene”. A distanza di 5 anni ieri si è chiuso il processo di primo grado con un’assoluzione e cinque condanne.

L’attività della polizia aveva portato agli arresti di Luca Cristiano Desortes, 29 anni, Giovanni Battista Poddighe, 35, (entrambi erano stati rinchiusi in carcere), di Fabiana Sanna, 29 anni, Raimondo Depalmas, 56, Emanuele Contini, 26, e Edina Meszaros Ildico, ungherese di 32 anni, tutti ai domiciliari.

La banda, secondo la Procura, aveva agito con la complicità di due dipendenti di altrettanti Compro oro. In particolare, Depalmas e Meszaros (che lavoravano nei compro oro e banco dell’oro di via Deledda e piazza Fiume) avrebbero favorito i ladri agevolando la cessione della merce rubata, non annotando sul registro le operazioni eseguite o alterando e rompendo i gioielli ricevuti per renderne difficile il riconoscimento.

Tutti avevano scelto di affrontare il processo con rito abbreviato. Il pm Emanuela Greco un anno fa aveva concluso la sua requisitoria chiedendo sei condanne per un totale di 19 anni di reclusione. Ieri mattina il gup Giancosimo Mura ha letto la sentenza che condanna a 4 anni e 4 mesi Poddighe e Desortes (difesi da Claudio Mastandrea), a un anno e 10 mesi Depalmas (difeso da Nicola Lucchi) e a due mesi e 20 giorni Contini (assistito dall’avvocato Antonella Spanu che aveva chiesto e ottenuto la derubricazione del reato in incauto acquisto). Il giudice ha invece assolto per insufficienza di prove Edina Meszaros (assistita dall’avvocato Salvatore Galleri) e ha condannato Fabiana Sanna (difesa da Paolo Spano) a un anno e 4 mesi per un singolo episodio di furto mentre l’ha assolta per gli altri capi di imputazione. Gli imputati, come spiegarono all’epoca gli investigatori, sceglievano le case più belle, i condomìni con i giardini intorno, i quartieri residenziali di Sassari. Suonavano i campanelli fingendo di vendere fiori secchi, di fare volantinaggio, studiavano in questo modo gli ingressi delle case e le vie di fuga. «Erano molto scaltri, rapidi, quasi imprendibili – aveva detto la polizia – non portavano mai la refurtiva a casa, mentre i soldi venivano custoditi dalla cassiera del gruppo all’interno di una scarpa».

Depalmas ha sempre respinto le accuse sostenendo di non conoscere gli altri arrestati e di
aver agito legalmente, fotografando e catalogando i gioielli ricevuti e mettendo i registri della sua attività a disposizione delle forze dell’ordine. «Ricorreremo in appello – ha annunciato l’avvocato Lucchi – Depalmas è innocente e nulla ha mai avuto a che fare con gli altri imputati».

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