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“Divise sporche”, il giorno del giudizio

Undici imputati di corruzione, peculato, falso e truffa a un’assicurazione. Ieri scelta del rito e primi patteggiamenti

SASSARI. Effettueranno l’eventuale processo a loro carico con rito ordinario tre dei cinque poliziotti della squadra volanti coinvolti nella ribattezzata inchiesta “divise sporche” su corruzione, peculato, falso: si tratta di Marco Fenu, Pierfranco Tanca e Arianna Cossu Rocca. Mentre Gianluca Serra, l’agente che secondo la Procura ebbe un ruolo chiave nell’inchiesta, non ha ancora formalizzato la richiesta anche se potrebbe patteggiare la pena, sempre che trovi un accordo con il pubblico ministero. Il collega Angelo Marcomini, invece, farà l’abbreviato. Tutti i poliziotti sono difesi dagli avvocati Paolo Spano, Ettore Licheri, Giuseppe Masala, Nicola Satta, Chiara Loriga, Anna Laura Vargiu e Mario Pittalis.

L’altro imputato “chiave” Lorenzo Carboni (48enne sassarese esperto in pratiche assicurative e amico del poliziotto Serra) ha chiesto di patteggiare due anni con la sospensione condizionale della pena. Proprio lui a novembre era stato interrogato dal pm Giovanni Porcheddu al quale aveva rivelato nuovi e importanti dettagli. Tanto che la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati un’altra persona (per la quale si procede separatamente): Angelo Canu, il liquidatore della compagnia Groupama assicurazioni Spa.

L’indagine partì quando nel 2013 Carboni consegnò alla sua assicurazione una denuncia di sinistro stradale definita “sospetta” perché l’incidente era accaduto due anni prima e perché la dinamica non quadrava. Anche se c’era una relazione di servizio della polizia – datata 13 luglio 2011 e firmata da Gianluca Serra – a dare ragione a Carboni. L’assicurazione Groupama pagò e subito dopo attivò il suo servizio di investigazione privato. Così scoprì la truffa confezionata ad arte. L’8 agosto del 2016 le indagini avevano ricostruito un quadro fatto di intrecci tra spacciatori e un poliziotto che in cambio di “favori” otteneva soldi. In mezzo a tutto questo c’era l’assicurazione truffata attraverso «la falsificazione di elementi di prova relativi a incidenti stradali inesistenti».

Per l’accusa Lorenzo Carboni si era attribuito la responsabilità di un sinistro nel quale sarebbe rimasto ferito Massimiliano Podda, 38 anni. In realtà Podda (che ha chiesto il patteggiamento e che ha già risarcito il danno all’assicurazione) si era procurato le ferite cadendo da solo dalla sua moto. Determinante per l’assicurazione fu la relazione di servizio siglata da Serra.

Ma proprio in seguito all’ultimo interrogatorio del pm Porcheddu sarebbe venuto fuori che Carboni non fu l’ideatore e il promotore della truffa alla Groupama. E infatti c’è il nuovo indagato: il liquidatore Canu. «Risulta nel capo di imputazione – ha spiegato a proposito l’avvocato Gabriele Satta che difende Carboni – non è stato il mioa ssistito a presentare la denuncia di sinistro con falsa dinamica, non si è messo un euro in tasca e non se ne doveva mettere nemmeno stando agli accordi. Ha anche rifiutato di seguire la pratica come agenzia di infortunistica». Quanto al legame con Serra, precisa il legale: «Non ha dato un euro a Serra e non gliene avrebbe dovuto dare nemmeno in origine. Avevano un rapporto di amicizia di lunga data in virtù del quale a fronte della canalizzazione di clienti da seguire come agenzia infortunistica avrebbe corrisposto un premio a lui sugli onorari legittimamente incassati».

Il 15 marzo saranno formalizzate tutte le richieste davanti al gup. Hanno scelto l’abbreviato anche gli imputati Lorenzo Fiori (difeso da Gabriela Pinna Nossai) e Marco Sanna (assistito sempre da Spano), il patteggiamento Fabrizio Pistidda (difeso da Francesco Carboni) e l’ordinario Maurizio Allocca (assistito da Marco Palmieri).