Lezione di vita e sport dai campi di pallamano

Parlano due romeni, grandi campioni, che insegnano in città da 7 e 17 anni «Qui scarseggia il rispetto per il giocatore anziano. Ma il talento è premiato»

«Qui in Italia non esiste il rispetto per il giocatore anziano. In Romania, a fine allenamento i piccolini sistemano il campo e l’attrezzatura senza che gli venga richiesto. Raccattare i palloni e portare le borracce è l’occasione per loro di imparare e far parte di un gruppo, di una squadra. In Italia se una persona più “anziana” ti dà un consiglio, non solo non viene accettato, ma neppure la ascoltano».

Così si presentano Florin Pavel e Zucchi Pastor due campioni romeni di pallamano che vivono a Sassari ormai da sette anni lui e diciassette lei. Sì, perché lo sport è uno dei motivi per cui si emigra e nel caso di Zucchi si può persino arrivare a giocare per l’Italia, acquisendo la cittadinanza italiana. «Il rispetto per l’anziano è un problema culturale, così avviene anche nei confronti dell’allenatore – dice –. Da noi si chiama Don Profesor (letteralmente signor allenatore); qui lo si chiama per nome e gli si da del tu, come fosse un compagno».

Questo è il primo aspetto che ha colpito entrambi, quando si sono trasferiti in Italia per giocare. In Romania, la filosofia è quella del «più sei severo, più ottieni» per questo mister e giocatori tengono distanza e rigore relazionale.

Florin ha 36 anni è un professore di educazione fisica, gioca e allena presso la Verde Azzurro. Ha le braccia più grosse delle mie gambe e per il suo aspetto fisico non fatico a immaginarmelo chiamato Don Profesor dai suoi studenti. Inizia a giocare a pallamano a 8-9 anni e arriva a rappresentare la nazionale romena, paese in cui la pallamano è uno degli sport più seguiti e praticati, anche nei più piccoli paesini. Ama Sassari e considera la Sardegna la sua seconda casa. Racconta come in Italia lo sport sia più pulito e meritocratico che in Romania, dove c’è tanta corruzione anche nei settori giovanili, per cui se non sei figlio di qualcuno non vai da nessuna parte, anche se sei il più forte. Per questo la sua carriera nella nazionale si interrompe all’Under 15: non aveva la spintarella giusta! Tutto il mondo è paese Florin!

Florentina, più conosciuta come Zucchi, ha 40 anni. Anche lei è una professoressa di scienze motorie. Ha un viso chiaramente nordico ed è curioso ascoltarla, perché avendo due nazionalità quando usa il noi specifica “noi romeni”, altre volte “noi italiani”. Come giocatrice ha un palmares di quelli che riempiono pagine e pagine su Wikipedia e oggi dirige, dopo averla fondata, la squadra Lions Handball Sassari 2012.

Con lei si parla di scuola e movimento nei bambini. «I genitori per Natale dovrebbero regalare ai figli una corda per fare le gare di salti, non i cellulari – è il suo consiglio –. I bambini di adesso non giocano più all’aperto, non si sbucciano più le ginocchia, sanno usare solo il telefono».

Racconta che in Romania, l’educazione fisica è materia obbligatoria nella scuola primaria ed è considerata al pari delle altre, per cui c’è un docente specifico che la insegna: «Da noi in Italia, è gravissimo che i bambini non sappiano fare neanche la capriola, è come se avessero paura di sé stessi. Ci ritroviamo con squadre di Under 15 che non hanno le basi del movimento e della lateralizzazione. Invece da noi in Romania i bambini lavorano sul motorio dall’inizio della scuola e da subito riconoscono la destra dalla sinistra».

Entrambi gli atleti sono molto in sintonia rispetto al concetto dell’inflazione del calcio rispetto ad altri sport, che caratterizza molto la nostra cultura: «Perché la Gazzetta dello Sport si chiama così, se parla solo di calcio? In questo contesto un ragazzino non può scoprire la pallamano, che qui a volte viene perfino confusa con la pallanuoto».

A questo proposito, Florin e Zucchi raccontano che da poco hanno dovuto guardare la finale degli europei in streaming da un canale straniero, perché in Italia non veniva trasmessa. «In Romania ci sono 6 o 7 canali sportivi pubblici che trasmettono partite di tutte le discipline dalla mattina alla sera» racconta Florin.

In linea con il clima dell’intervista, quindi, il souvenir che porto dalla Romania è “Munceste sa-ti faci un nume si dupa aceea numele va munci pentru tine”. Letteralmente «Lavora per farti il nome e dopo il nome lavorerà per te».

A molti italiani il concetto romeno di severità e ordine nello sport fa venire l’orticaria... mi sa che un po’ di Romania sportiva non ci avrebbe di certo fatto
male. Allo stesso tempo, però, entrambi amano della nostra cultura la serenità dei nostri tempi e delle nostre relazioni. C’è poco da fare… bisogna viaggiare per completarsi.

Romania, 1200 km da Sassari a km 0.

Next stop… Cina.

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