Posidonia sulle spiagge? Basta affondarla al largo

Azienda sarda presenta al Comune di Alghero un progetto per rimuoverla Le alghe vengono ridotte in ecoballe e poi scaricate a una profondità di 100 metri

ALGHERO. Da quando la Riviera del Corallo è diventata meta di vacanza soprattutto per il turismo balneare, quindi da una sessantina di anni, il problema dello smaltimento delle alghe dai litorali ha vissuto una lunga stagione di proposte, ipotesi, convegni e tavole rotonde. Ma mai una soluzione vera, duratura, capace di risolvere contestualmente sia i problemi legati all’aspetto ambientale, con scelte necessariamente rigorose, sia la godibilità degli arenili destinati ai turisti visto che ormai l’industria delle vacanze è diventata un colonna dell’economia locale e rappresenta un importante sfogo per l’occupazione.

Ora l'amministrazione comunale algherese è in possesso di un progetto che è stato presentato recentemente dalla Verekology, azienda sarda che opera nel settore dell’igiene urbana, lo stesso in esame dal Comune di Capri che ne ha manifestato interesse.

Con l’utilizzo di mezzi speciali le alghe spiaggiate, che altro non sono che foglie di posidonia che hanno esaurito il loro ciclo naturale e che le mareggiate trascinano sulle spiagge in quantità piuttosto consistenti, vengono aspirate , separate dalla sabbia e quindi pressate e trasformate in ecoballe rivestite da un cellophane particolare. La fase successiva prevede il trasporto su una chiatta al largo e lo scarico su un fondale di almeno un centinaio di metri.

Il cellophane che riveste le balle di alghe è in materiale biologico vegetale e dopo un certo periodo di giacenza in acqua si scioglie letteralmente. “La paglia marina” come viene chiamata da queste parti, ritorna quindi nel suo ambiente naturale, la flora sottomarina, anche se ormai materiale inerte.

Va evidenziato che secondo il progetto della Verekology , non si verifica alcun impatto sulle spiagge per la rimozione delle alghe. Inoltre le stesse ecoballe, durante la stagione invernale, potranno essere utilizzate a protezione degli arenili più esposti alle mareggiate dove più si registrano i fenomeni di erosione.

Il sistema attualmente in uso è quello della raccolta delle alghe all’inizio della stagione turistica e del riposizionamento delle stesse sul tratto di San Giovanni. Al termine dell’estate è previsto il percorso che coinvolge, in termini di costi, gli operatori del comparto balneare.

La soluzione fino a oggi adottata, non ha mai soddisfatto nessuno. È stata accolta forse perché non ce ne era un’altra. Succede però che le montagne di “paglia marina” ammucchiate sul litorale di San Giovanni, quindi praticamente in piena area urbana, sono destinate a diventare putrescenti e a costituire un forte richiamo per insetti di ogni genere. Gli effluvi maleodoranti che si determinano si spandono quindi nelle adiacenze dove si trovano alberghi, ristoranti e bar con i tavolini all'aperto, attività di servizio oltre che civili abitazioni. Un disagio diffuso al quale si accompagna, in occasione delle violente mareggiate di maestrale, vento dominante da queste parti, la dispersione delle alghe nel centro abitato.

Fenomeno che registra anche il prelievo dagli arenili di consistenti quantitativi di sabbia che finiscono nella rete viaria adiacente la litoranea e, in occasione delle piogge. Tutto questo materiale viene convogliato
nei tombini della rete idrico fognaria determinando intasamenti e il blocco delle funzioni delle opere idrauliche. Quindi l’ipotesi progettuale che l’amministrazione comunale si appresta a esaminare rappresenta una proposta che vale la pena di approfondire nel merito.



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