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Bonnanaro punta su olio e ciliegie

Dieci anni fa la Ferrero chiese una maxi fornitura del frutto. Ora si punta a creare un’etichetta per l’extravergine bio

BONNANARO. Quando una decina di anni fa la Ferrero, la multinazionale piemontese del cioccolato, bussò alle porte del Comune di Bonnanaro e chiese di radunare tutti i produttori di ciliegie del paese, in tanti tra gli agricoltori convocati pensarono di poter cambiare vita. Il particolare gusto agrodolce del piccolo frutto che ha reso famoso da sempre il centro del Meilogu, in cui oggi vivono poco meno di 1000 abitanti, aveva convinto l’azienda di Alba ad utilizzare le ciliegie di Bonnanaro per realizzare i Mon Chéri, i cioccolatini con un cuore di ciliegia affogata nel liquore, venduti da decenni in tutto il mondo.



La richiesta della Ferrero - una tonnellata di ciliegie alla settimana per tutto il periodo della maturazione - fu però al tempo stesso lusinghiera e impossibile da realizzare. Non se ne fece niente e i piccoli e grandi produttori di ciliegie del paese tornarono a casa delusi e riposero nel cassetto i sogni milionari. Ma proprio quel giorno ebbero la conferma di quello che avevano sempre saputo: le loro ciliegie erano tra le più dolci e richieste al mondo.

Ma questo piccolo centro che sorge nella vallata tra il monte Pelao ed il monte Arana e che ha assunto rilievo in campo scientifico grazie alla presenza di numerose emergenze archeologiche legate alla prenuragica “cultura di Bonnanaro”, non può essere identificato solo come il paese delle ciliegie. Se è vero che l’antica coltura del ciliegio, ha indotto l'amministrazione comunale e la Pro loco a promuovere ormai da trent’anni la “Fiera delle ciliegie” che si svolge solitamente il 2 giugno, da queste parti si è sempre fatto anche un ottimo vino. Il Meilogu fino a pochi anni fa era infatti una delle più estese aree di produzione vitivinicola di qualità dell’isola, arrivando a comprendere un’area vitata di oltre 1000 ettari.

«Ma oggi vogliamo puntare anche sull’olio di qualità - spiega il sindaco Tonino Marras - uno dei nostri punti forti della programmazione territoriale con cui speriamo di rilanciare l’economia del paese». E in effetti la presenza a Bonnanaro di un Oliopolio gestito da una cooperativa con 300 soci lascia ben sperare.

«Siamo in attesa di un finanziamento regionale - spiega il presidente della cooperativa Pietro Langiu - che ci consenta di creare un’etichetta per poter entrare finalmente in un mercato sempre più in espansione». Non solo agricoltura però, tra i punti della programmazione il Comune ha voluto inserire anche la cultura. L’amministrazione ha recentemente restaurato parte di “Palazzo Passino”, una residenza nobiliare acquistata una quindicina di anni fa, in cui ha intenzione di realizzare un centro polivalente e una foresteria per ospitare artisti da tutto il mondo. «Sarebbe la garanzia - spiega il primo cittadino - di riuscire a realizzare dei symposium di scultura, di musica e di pittura, dando ospitalità agli artisti e in cambio chiedendo l’animazione culturale del territorio». Dopo il restauro delle facciate e del pian terreno l’amministrazione cerca nuovi finanziamenti per ultimare i lavori e regalare al paese un gioiello non solo architettonico e restituire entusiasmo a una comunità sempre più vecchia. Nonostante il boom di nuovi nati del 2017 (10, contro i 2 o 3 di media degli anni precedenti) Bonnanaro deve infatti fare i conti con lo spopolamento che negli ultimi anni ha portato alla chiusura della scuola elementare.

E dire che un tempo, durante l’età romana, la sua posizione strategica lungo la strada che collegava Porto Torres a Cagliari ne aveva fatto uno dei centri più importanti del nord dell’isola. Il suo importante passato archeologico potrebbe a breve regalare invece nuove opportunità turistiche, se l’Unione dei Comuni riuscirà a realizzare un progetto per mettere in rete 13 beni da valorizzare, uno per ognuno dei paesi aderenti. Bonnanaro ha già candidato il sito archeologico Bega, un nuraghe a corridoio in ottime condizioni di conservazione.

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