In una fattoria di Burgos galline e anatre di tutto il mondo

Gallilandia e Nuratide sono i nomi di fantasia dei villaggi creati da Gavino Salis

BURGOS. Gallilandia e Nuratide sono i nomi di fantasia dei villaggi che Gavino Salis ha creato per la sua fattoria didattica “La fonte”. A Gallilandia ci sono galline provenienti da tutto il mondo, e i bambini che si recano in visita ne sono attratti. Nuratide è il villaggio nuragico degli anatidi e rappresenta la ricostruzione in miniatura di alcuni dei monumenti simbolo dell’epoca nuragica, abitati da oche e anatre provenienti da diverse parti del mondo.

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La fattoria didattica di Burgos rappresenta un fiore all’occhiello per chi vuole passare qualche ora a contatto con la natura. Nata intorno agli Anni 30 con Giuseppe Salis, la fattoria ai piedi del castello passa al figlio Salvatore negli Anni 50. Oggi è gestita da Gavino, 37 anni, figlio di Salvatore. Nel viaggio che i visitatori compiono all’interno della fattoria di Salis c’è anche il Goceano in miniatura: una visione a 360 gradi del territorio con tutti i siti di interesse appartenenti alle diverse epoche. Tra daini, lama, cavalli, asini, capre, cinghiali e pecore, le scolaresche e i turisti compiono un percorso ambientale, è possibile partecipare anche ai laboratori di trasformazione del latte ovino ma anche di trasformazione della farina e la lavorazione della pasta fresca. Dalla terra, di cui vengono raccontate le fasi di lavorazione, si comprende il ciclo produttivo delle piante. Si possono poi osservare le antiche tecniche di allevamento e gli antichi arnesi.

«Ho scelto di creare una fattoria didattica perché essendo figlio di pastore sin da piccolo ho vissuto la campagna – racconta oggi Gavino – e volevo che anche gli altri conoscessero quanto è meravigliosa la natura, tutti gli esseri che la abitano e i prodotti che possiamo cogliere. In futuro voglio renderla didattico-sociale puntando sull’accoglienza anche di persone che stanno facendo ad esempio percorsi di recupero per piccoli reati». Progetto lodevole e ambizioso e poi il suggerimento ai giovani: «Riprendere in mano tutto l’artigianato e le attività manuali e creative, ferro, pelle, legno. Siamo sommersi da prodotti meccanici in serie e questo sta uccidendo l’arte del creare».
 

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