Progetto La Nuova a scuola: ecco i primi articoli

Al via l'iniziativa del nostro giornale con gli studenti di quattro scuole superiori

SASSARI. La libertà di stampa esiste davvero? È questo l’interrogativo al centro della giornata organizzata, venerdì 2 febbraio, dalla Nuova Sardegna per gli studenti che hanno aderito al Progetto di giornalismo promosso della stessa testata. Dopo il discorso introduttivo del direttore della Nuova, Antonio Di Rosa, sui limiti dell’informazione quando è pressata dalle intimidazioni, noi ragazzi abbiamo ascoltato Michele Albanese, cronista di criminalità organizzata in Calabria, che si è collegato via Skype.

La sua storia ci ha aperto gli occhi sui rischi che un cronista corre per fare il suo mestiere. Albanese oggi vive blindato in uno sperduto paesino di seimila abitanti vicino Reggio Calabria, circondato dai peggiori criminali della ‘ndrangheta da cui racconta di essere stato minacciato più volte. Tutto è cominciato nel luglio del 2014, quando il giornalista viene contattato dalla questura che gli comunica che, dalle intercettazioni, era emerso che i mafiosi che lui aveva denunciato volevano “farlo esplodere in aria”.

Da quel momento Albanese è costretto a vivere sotto scorta. Sono ormai quattro anni che non esce da casa se non per strette necessità, perdendo quasi del tutto i rapporti sociali. Questo autoisolamento è stata una sua scelta: è questo il prezzo che ha dovuto pagare per difendere la libertà di pensare, parlare e scrivere, perché «non sono liberi – ha detto a noi studenti – coloro che piegano la testa e chinano la schiena alla logica della mafia».

Il cronista ha rivelato di non sentirsi abbandonato dallo Stato, rappresentato dai componenti della sua scorta, che rischiano tutti i giorni la vita per lui, e che spera di riacquistare un giorno la sua vita, una vita normale fatta di piccole cose (come potere andare al mare) che ora gli sono negate.

Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, ci ha ricordato che in Italia vivono 19 giornalisti sotto scorta, mentre altri 167 sono “attenzionati” Ma la libertà di informazione, sancita dalla Costituzione e dalla legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, può nascondere delle insidie. Nel corso della nostra mattinata alla Nuova Sardegna abbiamo parlato anche delle fake news. Trappole quotidiane, false notizie sempre esistite, come per esempio ai tempi del nazismo quando i campi di sterminio, venivano chiamati “campi di lavoro”.

Come difendersi da esse? Lo si può fare solo con la curiosità di verificare, che ci permette di distinguere, grazie alla nostra cultura, il vero dal falso, quindi il bene dal male. Operazione sempre più difficile, visto che la società ha abbandonato la cultura della conoscenza con quella dell’apparenza. In sostanza, per un vero giornalista la libertà di stampa esiste. Il problema è che spesso questo genere di libertà comporta la negazione

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