L'assessore Erriu: «Urbanistica, ok al dialogo ma la legge va approvata»

La Regione apre al dibattito: «Siamo pronti a discutere qualsiasi modifica»

SASSARI. La legge urbanistica è un po’ come la notte in cui tutte le vacche sono nere. È percepita come un tutto indistinto. E in questi mesi è diventata la legge che più viene affrontata con approccio ideologico. Così la giunta Pigliaru viene accusata dagli ambientalisti, e anche da una certa parte dello stesso Pd, di essersi votata al cemento a presa rapida sulle coste. E il presidente e l’assessore Cristiano Erriu accusano i detrattori di non avere neanche letto l’unica legge che cerca di mettere regole a una Regione che una legge urbanistica non la ha. Il Piano paesaggistico regionale doveva essere la solida base su cui poggiare le norme solide di un testo organico. E valere fino a quando i Puc non fossero stati approvati. Nulla di questo è accaduto e dal 2006 il Ppr resta l’unica norma in vigore.

Vasi non comunicanti. Un muro separa il mondo degli ambientalisti e la giunta. È il muro di carta e mattoni virtuali della legge urbanistica. Nei mesi è diventata una sorta di simbolo dell’incomunicabilità. Come due mondi paralleli che procedono accanto senza toccarsi. La giunta si è detta disponibile a rivedere la legge. Gli ambientalisti lo pretendono. E chiedono che venga riscritta. La legge è rimasta sotto la cenere per qualche mese. Giusto il tempo delle elezioni, per evitare la tempesta elettorale. Presto il testo comparirà di nuovo in aula. È all’esame della sottocommissione urbanistica, insieme ad altre tre. Presentate da Mdp, dai soriani e da Forza Italia. Ora si dovrà decidere, perché prima o poi le regole urbanistiche la Sardegna le dovrà avere.

L'assessore regionale Erriu
L'assessore regionale Erriu


L’assessore all’Urbanistica Cristiano Erriu non ha nessun timore di confrontarsi sul testo. Certo di avere fatto il lavoro migliore possibile, ma aperto sui due articoli al centro dello scontro.

Assessore Erriu c’è la volontà di approvare la legge urbanistica?

«Da parte nostra sì. Tutti ne invocano l’urgenza e i motivi sono chiari. Abbiamo una quantità di leggi e leggine sovrapposte e contraddittorie. Molte risalgono a più di 40 anni fa. I testi che erano in vigore negli anni 70 e 80 si basavano su una sensibilità urbanistica del tutto diversa rispetto a quella che c’è oggi. Si pensava che si potesse avere una edificazione senza limiti e che il mercato avrebbe assorbito ogni metro cubo nuovo creato. Oggi questo ragionamento è fuori dalla realtà».

I contestatori sostengono che c’è stata troppa fretta nel fare la legge.

«Non è vero. La legge ha avuto una gestazione lunghissima. Abbiamo fatto decine di incontri e riunioni nei territori. Abbiamo coinvolto diversi soggetti. Abbiamo chiesto il parere anche di tutti i comuni della Sardegna sulle norme più controverse. In particolare sulle norme di sviluppo in ambito costiero. Tutti hanno ribadito la necessità di avere una legge urbanistica. La legge è stata approvata un anno e mezzo fa in giunta. Prima ancora c’è stata una lunga attività istruttoria in cui abbiamo parlato con tutti. Come si fa a parlare di fretta?».

Ma c’è chi come la Consulta ambiente e territorio chiede un confronto pubblico sulla legge. È mai avvenuto?

«Ci sono state innumerevoli occasioni anche pubbliche di dibattito. Non è necessario il confronto individuale. Detto questo siamo pronti a parlare e ad approfondire tutti gli argomenti in tutti i contesti. Su alcuni aspetti della legge c’è la massima disponibilità mia e del presidente Pigliaru di discutere e modificare le norme».

Per esempio?

«Si può discutere sui tetti massimi volumetrici sull’edificabilità degli hotel all’interno della fascia protetta. Queste norme possono essere riviste. Possiamo anche discutere delle norme legate ai grandi progetti di sviluppo ecosostenibile. Voglio essere ancora più chiaro. Possiamo parlare degli articoli 31 e 43 che in questi mesi sono stati al centro della discussione. Ma la legge non si limita a questi due passaggi».

In altre parole volete discutere anche sui nodi cruciali?

«Sulle norme divisive c’era e c’è la disponibilità ad affrontarle. C’è stata in tutto il percorso di elaborazione della legge. Ma noi ci siamo fatti guidare dai fatti, non dalle sensazioni. Abbiamo preso come riferimento i territori che hanno creato turismo nel rispetto dei territori. Faccio l’esempio del Trentino in cui c’è un posto letto ogni 4 abitanti. In Sardegna c’è un posto letto ogni 20 abitanti. Ci sono intere aree della Sardegna che vanno da Chia ad Alghero che sono del tutto sprovviste di strutture ricettive adeguate. Questo è un problema che non ha mai avuto risposte».

In molti sostengono che la legge in realtà stravolga lo spirito e i paletti di salvaguardia del Ppr.

«Abbiamo fatto norme rispettose del Ppr, che non viene derogato in nessun caso. Non c’è un solo articolo in tutto il testo che non preveda possibilità già previste dal Ppr e non imponga procedure di verifica del Ppr. Anzi le norme del Piano paesaggistico sono rafforzate. È da più di un anno che lo spieghiamo, si finge di ignorarlo. Si ripetono accuse che sono smentite dalle carte. Nella legge ci sono posizioni conservative di tutela che sono per noi intoccabili. Dall’altro lato ci sono posizioni che vanno verso uno sviluppo equilibrato. Lo stesso Codice Urbani rimarca la necessità di un equilibrio tra tutela a paesaggistica e sviluppo armonico della comunità».

Insomma qualcosa con questa legge urbanistica si potrà fare?

«Il Codice Urbani tutela lo sviluppo delle attività delle comunità nel rispetto dell’ambiente. Se si parte da questo e non da posizioni ideologiche si può dialogare. Certo che se la maggioranza politica vuole qualcosa di diverso ci confronteremo. Sappiamo che ci sono sensibilità differenti e vogliamo ragionare insieme».

Secondo alcuni la legge andrebbe riscritta del tutto.

«È evidente che chi lo afferma non la ha mai letta. La legge semplifica le norme selvagge. Introduce i criteri di contrasto al consumo del suolo selvaggio. Salvaguarda ambiti e territori rurali. Si pianifica lo sviluppo urbanistico. C’è un altro aspetto fondamentale. Si riducono i tempi dell’approvazione del Puc e si portano avanti norme che favoriscono lo sviluppo. Si deve essere chiari su cosa si vuole fare. Se si vuole che la Sardegna viva di turismo si deve consentire l’esistenza di strutture adeguate. E questo non significa dare il via libera al cemento. Chi prefigura scenari catastrofici ha un atteggiamento pregiudiziale».

Durante la campagna elettorale si è accusata la Regione di avere fatto una legge troppo concentrata sulle coste.

«Ci sono poche amministrazioni sensibili come la nostra per le zone interne. Il lotto minimo non è eliminato, ma è stato esteso a tutto il territorio con criteri legati alle caratteristiche del terreno. Si va da 1,5 ettari a 30. Secondo me, ma è una mia opinione, se non si penalizza il turismo costiero si ottiene un trasferimento di ricchezza anche alle zone interne».

Un altro tema riguarda il Ppr. Secondo alcuni la nuova legge lo cancellerebbe.

«La legge urbanistica non cancella il Ppr. Lo scopo della norma è introdurre disposizioni che consentano una sana e concreta attuazione del Ppr. Attuazione estesa anche agli ambiti interni. La realtà è differente. Una cosa è avere un piano paesaggistico, un’altra è avere una legge urbanistica che completa il Ppr».

Ma è vero che questa legge dà il via libera al cemento sulle coste?

«Ci si è concentrati su 2 articoli su 100. E da questi non ci si è mai mossi. Ma il discorso è più profondo. Se riteniamo che per avere sviluppo turistico si debbano migliorare la qualità degli hotel abbiamo una via. Se si ritene che non serva allora dobbiamo prendere un’altra strada. Noi siamo per lo sviluppo turistico integrato che coinvolga le zone interne migliorando la qualità dell’offerta. Noi abbiamo introdotto un tema, se la maggioranza ritiene che non sia valido lo può cancellare. L’altro tema è un tema attiene le modalità di pianificazione in ambiti sprovvisti di pianificazione turistiche, dove c’è una natura vergine. Se si salva la fascia dei 300 metri e si rispetta il Ppr ci si deve interrogare se l’offerta turistica in queste aree sia sufficiente o se si debba intervenire. Ma ribadisco, questi sono due articoli su 100».

Questa legge consentirebbe di accelerare l’approvazione dei Puc e il loro adeguamento al Ppr.

«Oggi l’iter è davvero complesso perché si devono tenere in considerazione norme paesaggistiche, idrogeologiche. Sono tanti gli aspetti che devono essere presi in esame. Valutazioni che entrano in modo tanto disorganizzato e disomogeneo. Noi nella legge prevediamo un’unica conferenza di servizi. È la Regione che si mette di fronte al Comune. Ora servono più di 10 anni per approvare un Puc. Con la legge questi tempi saranno ridotti di molto. L’orizzonte di una legislatura diventa realistico. Noi proponiamo l’integrazione dei pareri che diano risposta univoca. Senza contraddizioni che dicono cose differenti».

Cosa accadrà ora?

«Ora pensiamo all’approvazione in Consiglio. La giunta farà una ulteriore valutazione anche alla luce del dialogo con gli ambientalisti, il Cal. Ci saranno ulteriori audizioni e confronti. Ma spero che ci sia lasciato alle spalle l’approccio ideologico a questa legge».
 

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