Vie ferrate, guerra aperta tra sindaci e guide alpine

La Regione “sconsiglia” l’utilizzo di Cabirol e Giorrè dopo le perizie del Conagai Per i tecnici sarebbero pericolose. Il sindaco di Cargeghe: procedure poco chiare

SASSARI. Una guerra ad alta quota, che va avanti da anni, ma nonostante questo sembra essere solo all’inizio. È quella che si sta combattendo intorno alle “vie ferrate” del Cabirol ad Alghero e del Giorrè a Cargeghe, paradiso per gli appassionati dell’arrampicata che, un duro scontro che vede impegnati da una parte i Comuni e dall’altra il Collegio Nazionale Guide alpine italiane (Conagai) e la Regione, rischia di trasformarsi in un inferno.

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Oggetto del contendere la sicurezza dei due “ritrovi” per climber che, secondo l’assessorato regionale dell’Urbanistica, che ha preso visione della perizia redatta dalle Guide alpine italiane, non può essere garantita. Con l’assessore che ha scritto una nota al Comune di Cargeghe e a quello di Alghero chiedendo un immediato intervento e «sconsigliandone l’utilizzo».

Le due vie sarebbero infatti costruite – come recita la corposa documentazione messa in piedi dal Conagai – senza rispettare le norme di sicurezza, di collaudo e di abilitazione dei progettisti. In zone ad altissimo rischio frana. Realizzate con errori marchiani di posizionamento degli ancoraggi, spesso anche in pessimo stato di conservazione, e più in generale di scelta dei materiali. E per di più in aree di pregio ambientale sottoposte a vincoli. Per questo motivo vanno chiuse e rapidamente rimosse.

«I nostri uffici tecnici – sottolinea il sindaco di Cargeghe, Franco Spada – stanno esaminando la documentazione allegata alla comunicazione della Regione. La via è comunque interdetta fino alla fine di aprile, quindi non c’è necessità di nessuna nuova ordinanza. Rimaniamo perplessi per le modalità con la quale questi controlli e le successive comunicazioni stanno avvenendo, ma entreremo nel merito delle segnalazioni, come abbiamo d’altronde sempre fatto. Quel che è certo è che la via ferrata del Giorrè è un tassello di un complessivo programma di sviluppo turistico del nostro territorio. E, pur disposti a tutti gli eventuali aggiustamenti che si rivelassero necessari, la difenderemo in tutte le sedi e in tutti i modi necessari. Se ci vogliono usare per regolare altri conti cascheranno male, se il problema invece è la tutela dell’ambiente e la sicurezza le nostre porte sono sempre aperte».

Intervento che dà conto di uno scontro lungo e profondo. Partito dal 2015 proprio da Giorrè, con le associazioni Gruppo d’intervento Giuridico e Mountain Wilderness che avevano lanciato l’allarme sulla costruzione di ferrate in ambiente Sic e ad alto rischio di frana, oltre all’abusivismo di professione di Guida alpina.

Faccenda arrivata poi sul tavolo del collegio nazionale guide alpine italiane, con il Conagai che, in qualità di ente pubblico, inviò una serie di esposti alla Procura anche relativi ad altre trade ferrate isolane, tra cui il Cabirol. A questi poi sono seguiti un incontro in prefettura a Sassari e una segnalazione alla Guardia di Finanza.

Poi la perizia. «La situazione che le Guide alpine hanno rilevato è risultata grave e altamente pericolosa – spiegano le stesse guide –. Le perizie sono state quindi depositate presso diversi enti di competenza tra cui l’assessorato all’Urbanistica della Regione, che ha validato le conclusioni del Conagai indicandole nella nota inviata il 5 marzo al Comune di Cargeghe e a quello di Alghero».
 

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