Sassari, il bengalese ucciso da una polmonite emorragica

L’autopsia ha evidenziato una emorragia fulminante. La salma restituita alla famiglia. Il legale: serve chiarezza

SASSARI. Una polmonite emorragica fulminante. Sarebbe questa la causa della morte del 34enne bengalese deceduto nella sua casa di via La Marmora domenica 4 marzo. Shajahan Bepari venne dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale di Sassari dove era andato sabato sera per via del malessere dovuto a una febbre molto alta. I medici lo avevano sottoposto a una serie di accertamenti (tra cui radiografia, visita cardiologica, analisi del sangue) e non era stato rilevato nulla di preoccupante. Per cui era stato dimesso intorno all’una del mattino di domenica. Ma lui non era andato via dal pronto soccorso, aveva passato la notte lì perché fuori pioveva e perché non stava bene. Aveva quindi dormito su una lettiga e la mattina successiva il medico del secondo turno lo aveva nuovamente visitato. Le sue condizioni non erano peggiorate rispetto a quanto refertato dai colleghi del turno precedente. Restava solo quella febbre attribuita – in base a una serie di esami effettuati sei ore prima – a un’influenza. Per questo le dimissioni erano sembrate opportune. I sostituti procuratori Paolo Piras e Enrica Angioni hanno ritenuto di dover iscrivere nel registro degli indagati il medico che domenica mattina rimandò a casa il bengalese. Il giovane morì qualche ora dopo.

L’autopsia di ieri – alla quale ha partecipato anche il medico legale Salvatore Lorenzoni, nominato consulente di parte dagli avvocati Nicola Satta e Marco Costa che difendono il medico indagato – ha fatto emergere un quadro clinico drammatico: i polmoni della vittima erano intrisi di sangue. Viene spontanea una domanda: è possibile che la radiografia eseguita dodici ore prima del decesso non abbia evidenziato alcuna anomalia? È cioè ipotizzabile che nell’arco di così poco tempo una «sindrome influenzale» (questa era stata la diagnosi dei medici del primo turno) possa diventare una polmonite fulminante che non lascia scampo? Domande alle quali è difficile dare una risposta ora. Il medico legale ha chiesto un termine di 60 giorni per presentare la relazione ma già nei prossimi giorni si avranno i risultati del prelievo dei tessuti. Esami che potrebbero fornire una prima indicazione sulla causa dell’emorragia polmonare.

Intanto la salma è stata riconsegnata alla famiglia.
La questura ha assicurato la sua collaborazione per la partenza e il rientro dei congiunti della vittima che andranno in Bangladesh per i funerali. L’avvocato Giuseppe Onorato vuole chiarezza: «Chiederemo di visionare la radiografia e che vengano sentiti i medici del primo turno».

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