Il film Sos Nuragicos dei bimbi di Bonorva applaudito a Firenze

Il cortometraggio è stato proiettato all’Archeofilm Festival  Per i piccoli attori un salto indietro nel tempo di 3000 anni

BONORVA. Ha convinto anche i critici dell’Archeofilm Festival di Firenze il cortometraggio “Sos Nuragicos” realizzato dai bambini delle scuole elementari di Bonorva.

Il corto, girato a novembre da trentaquattro alunni delle classi quarta A e quarta B della scuola primaria di Bonorva, è stato giovedì scorso in Toscana ottenendo notevoli consensi da parte degli studiosi, appassionati e critici presenti alla manifestazione. Il giovane regista Ennio Solinas aveva coinvolto nel lavoro le maestre Pinuccia Sanna, Maria Pina Muroni, Maria Onida e Maria Grazia Cherchi. Nato da una proposta delle docenti come progetto didattico era stato realizzato con l’autorizzazione della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le provincie di Sassari e Nuoro, la consulenza scientifica della funzionaria archeologa Nadia Canu e la collaborazione della, cooperativa “La Pintadera”, che gestisce il Nuraghe Santu Antine. Un monumento che raccoglie in buona parte la storia della Sardegna nuragica e prenuragica che i piccoli attori, per alcuni giorni hanno raccontato con le loro emozionanti scoperte e rappresentazioni in un cortometraggio che sta pian piano conquistando l’attenzione non solo nazionale ma anche d’importanti manifestazioni internazionali. Il filmato ha riportato i bambini indietro di oltre tremila anni, in un rivissuto di tempi lontanissimi che hanno interpretato vestendo abiti ispirati a quelli portati dai bronzetti e dai componenti della società del tempo, secondo la filosofia della “living history” (storia vivente), un approccio allo studio del mondo antico nel quale la rievocazione storica si fonde con l’archeologia sperimentale. Il filmato è illustrato dai testi scritti e curati da Lucia Sechi, integralmente in “limba”, una parte importante dell’opera che costituisce un aspetto qualificante del progetto stesso e mira non solo alla valorizzazione del patrimonio archeologico ma anche alla conoscenza e uso della lingua sarda. L’episodio principale racconta di alcuni fatti che s’intrecciano in una calda e assolata giornata d’inizio estate quando, intorno al Nuraghe Santu Antine di Torralba e alla Fonte di Su Lumarzu di Rebeccu, a Bonorva, c'è un grande fermento. Capitribù, sacerdotesse, portatrici d'acqua, tessitrici, ceramiste, bronzisti, lottatori e arcieri popolano le sue
maestose mura e fanno rivivere le attività quotidiane e i rituali legati al culto dell’acqua. Un tema che fa da filo conduttore di un’elaborazione, animata dai ragazzi, della storia e della vita quotidiana dei nuragici e approfondisce la conoscenza del patrimonio archeologico isolano.

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