Una giovane di Bonorva muore soffocata da una busta: è giallo

La 24enne, con problemi psichiatrici, era ospite della comunità “Il Gabbiano blu”  di Ploaghe ed è deceduta dopo otto giorni di coma in rianimazione a Sassari

SASSARI. Di certo, per ora, c’è soltanto una diagnosi di coma post anossico al momento del ricovero nel reparto di Rianimazione dell’ospedale civile di Sassari. Coma dal quale la ragazza non si è mai più risvegliata. Il resto – ossia in quale circostanza sia avvenuto il decesso e con quali modalità – è materiale che farà parte di un fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Sassari che ha affidato le indagini ai carabinieri del Nas.

È il 29 novembre del 2017 quando Veronica, una giovane di 24 anni originaria di Bonorva, viene trasferita d’urgenza dalla comunità terapeutica “Il Gabbiano blu” di Ploaghe all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari e da qui immediatamente in Rianimazione. Le prime informazioni sul caso parlano di una paziente psichiatrica che durante un tentativo autolesionistico avrebbe cercato di soffocarsi con un sacchetto di plastica.

Al momento dell’arrivo in ospedale le sue condizioni allarmano subito i medici, le speranze che la giovane possa salvarsi sono davvero poche e infatti dopo otto giorni di coma muore. È dalla Rianimazione che parte la comunicazione del decesso alla Procura della Repubblica che dopo una settimana apre un fascicolo. Titolari dell’inchiesta sono i sostituti procuratori Paolo Piras e Enrica Angioni che delegano le indagini ai carabinieri del nucleo antisofisticazioni e sanità di Sassari guidati dal comandante Gavino Soggia.

Su questa vicenda il riserbo è massimo, ma è evidente che ci sono diversi aspetti da chiarire. Primo fra tutti quello relativo alla sparizione del sacchetto di plastica che sarebbe stato utilizzato per il soffocamento (questo almeno risulterebbe agli investigatori). Che fine ha fatto? Perché non si trova? Ma i dubbi e le incongruenze che avrebbero spinto gli inquirenti ad avviare un’indagine sarebbero anche altri.

Come da prassi la magistratura ha acquisito la cartella clinica della paziente e nei giorni scorsi ha sentito anche alcuni dipendenti della comunità terapeutica che aveva in cura la ragazza già da diverso tempo. L’obiettivo è ricostruire quello che è successo

quel 29 novembre e capire se la morte della giovane sia realmente riconducibile a un suicidio.

Le indagini dei militari del Nas – sotto l’attenta supervisione della Procura – vanno avanti per fare chiarezza il prima possibile su una storia che presenta ancora molti punti oscuri.

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