I monsignori sono concordi: «Listini prezzi vietati dal diritto»

Il “Listino prezzi” per battesimi, funerali e matrimoni non esiste più dagli anni Sessanta del secolo scorso

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ALGHERO.
Il “Listino prezzi” per battesimi, funerali e matrimoni non esiste più dagli anni Sessanta del secolo scorso. Ci ha pensato il Concilio a eliminarlo. Per le messe solo offerte liberali, senza tariffario predeterminato. Monsignor Corrado Melis parroco per oltre 25 anni e vescovo di Ozieri dal 2015 entra nel dettaglio delle leggi vaticane: «Il codice di diritto canonico al canone 945 è molto chiaro, parla di offerte, non di prezzi e tariffe imposte per applicare la messa secondo una determinata intenzione. Farsi pagare la messa, per un sacerdote, o voler pagare la messa, da parte di un laico, è contrario allo spirito e al significato dell’eucarestia. Nessuno è obbligato – dice il presule ozierese – a fare l’offerta. Anche se è giusto dire che grazie a questa donazione i fedeli partecipano e contribuiscono al sostentamento dei sacerdoti e alla realizzazione e al mantenimento di tante opere parrocchiali, molte delle quali caritative, educative, formative. Si deve anche tener conto che quando il Papa parla, si riferisce a situazioni concrete, non so in quale parte del mondo avvenute, in Italia, in Europa o in Sud America».



«Nella mia diocesi di Ales-Terralba – dice il vicario generale monsignor Pier Angelo Zedda – il problema delle tariffe non si pone da quasi 70 anni. Prima che il Concilio lo codificasse , il vescovo, Antonio Tedde, con la lettera pastorale “In paupertate” promulgata nell’aprile del 1949, abolì – unico per quel tempo in Italia – il regime tariffario nei servizi e nelle prestazioni del clero e ripristinò quello della spontanea liberalità». L’abolizione del regime tariffario aveva per quel presule – nato a Sorso nel 1906, dal 1938 al 1948 parroco della parrocchia di san Donato a Sassari – anche lo scopo di portare al “riconoscimento non solo teorico ma pratico della perfetta uguaglianza dinanzi alla Chiesa del debole con il potente, del povero col ricco”. Per completare l’opera, dal 1° maggio del 1949 monsignor Tedde decise che anche i funerali dovessero uguali per tutti, senza eccezioni; così come le liturgie matrimoniali e battesimali. (m.g)
 

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