Frana minaccia Rebeccu riqualificazione a rischio

Massi di 20 metri cubi si sono staccati dal costone, chiuso l’accesso alle auto Il sindaco di Bonorva D’Agostino: «Abbiamo chiesto un finanziamento urgente»

BONORVA. Nei giorni scorsi una frana ha interessato il costone roccioso di “Sa Rocca” di “Palas de Monte”, che chiude una collinetta, ai piedi della quale è abbarbicato il villaggio medioevale di Rebeccu che domina la pianura di Santa Lucia. Grossi massi, almeno 20 metri cubi di pietrame calcareo, si sono staccati dal costone roccioso e, dopo aver travolto alcuni pali e la rete, sistemati nel 2006 per il consolidamento e messa in sicurezza, sono precipitati a valle. Il fenomeno, anche perché contenuto dalle reti di protezione, non ha creato danni rilevanti ma ha generato una situazione di pericolo. Sul posto sono intervenuti i tecnici e gli operai comunali che hanno provveduto a segnalare la situazione all’ufficio tecnico della Provincia e a transennare l’accesso alla strada provinciale 126, che sale verso Rebeccu e si allaccia alla strada 43. La Provincia ha emesso un’ordinanza di divieto di transito e l’amministrazione comunale ha già attivato i normali canali informativi per segnalare il divieto di transito anche pedonale. Per accedere al borgo l’unica strada percorribile per il momento rimane quella di “Sa Costa”, a monte del villaggio, che attraversa le località di “Merieri” e “Pistuddi”. «Si tratta di un evento che penalizza fortemente le attività di recupero che interessano il borgo, iniziati proprio da qualche giorno, ha osservato l’assessore ai Lavori pubblici e vicesindaco Aldo Salaris, e rallentano l’opera di tutela di un importante patrimonio architettonico, “un piccolo paradiso turistico”, e di un prezioso e inimitabile esempio di vita di una lontana civiltà contadina». In effetti, con le opere previste l’amministrazione ha spezzato un silenzio secolare che regnava sul piccolo centro per sottoporlo a un maquillage che dovrebbe restituirgli vitalità, visibilità e l’antica bellezza. Il villaggio, rinnovato nelle strutture originali più espressive, sarà maggiormente fruibile ai visitatori che potranno ammirare i resti di un’antica civiltà contadina che, con il giudicato d’Eleonora d’Arborea, ha scritto importanti pagine di storia e che, come centro della curatoria del Costaval, esercitò il potere su Bonorva, Giave e Semestene. «La storia - ricorda il sindaco Massimo D’Agostino - riscritta da molti studiosi e appassionati, ha evidenziato l’importanza strategica e politica del piccolo borgo. Speriamo che la frana del costone rappresenti solo un piccolo freno al completamento delle opere e le lungaggini burocratiche non impediscano un intervento preciso ed immediato». L’amministrazione comunale si è già attivata per predisporre le pratiche per richiedere un finanziamento urgente per il ripristino e la messa in sicurezza di Rebeccu. Un borgo medioevale ricco di testimonianze: alcuni episodi fra i tanti conosciuti possono chiarirne la collocazione storica. Nel 1355, quando Pietro V convocò il primo parlamento sardo, vi partecipò, per la Curatoria del Costaval, un certo Masala, residente a Rebeccu, e questo fa già capire quanto fosse importante la posizione politica del centro. Nel 1368 Mariano IV, per sanare gli attriti tra i giudicati d’Arborea e Gallura, vi mandò la figlia Eleonora per proporre un trattato di pace con Brancaleone Doria, giudice di Gallura. Trattato che fu firmato nella chiesa di Santa Maria de su Pedazzu che si trovava sotto la rupe di Rebeccu, in “Sa Contissa”. Su Rebeccu si conoscono anche diverse leggende come quella secondo cui vi sia stato celebrato il matrimonio tra Eleonora e Brancaleone, proprio nel cosiddetto “Castello”, la rupe che ancora oggi sovrasta il piccolo borgo. Nel 1530 Alfonso Carrillo, che l’aveva acquistata da Elvira e Francesca Enriquez, nominò “Incontrada” Bonorva, che era sotto la curatoria di Rebeccu, capoluogo del Costaval. I Carrillo divennero Ledà d’Ittiri, Baroni di Bonorva e Conti di Ittiri e da allora per Rebeccu
iniziò la decadenza che portò allo spopolamento e il 31 dicembre del 1875, il sindaco Figos ne chiese l’annessione a Bonorva per diventare una frazione che oggi vede rinascere l’interesse per un luogo ricco di storia, di cultura, di reperti e monumenti, immersi in un verde inimitabile.

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