teatro a banari 

Sul palcoscenico le ultime parole di Cristo

BANARI. «Vi sento già mormorare: chi è costui per parlare a noi di Cristo? Proprio perché non sono nessuno, il più misero tra i miseri, la feccia sotto le scarpe, la macchia nel vostro sguardo, io...

BANARI. «Vi sento già mormorare: chi è costui per parlare a noi di Cristo? Proprio perché non sono nessuno, il più misero tra i miseri, la feccia sotto le scarpe, la macchia nel vostro sguardo, io posso, io devo parlare di Cristo». È il prologo di “Le sette parole di Cristo” di Emanuele Floris, portato in scena nella chiesa di San Lorenzo dalla Polifonica Santa Cecilia diretta da Matteo Taras, con la voce narrante di Maria Antonietta Azzu e l’accompagnamento all’organo di Antonio Manca. Un testo asciutto, duro, urticante a tratti, scandito in otto brani che descrivono e sottolineano le ultime sette parole del Cristo morente, accompagnato da “Les sept paroles du Christ sur la croix” di Charles Gounod, in una intensa e struggente interpretazione della Polifonica.

«“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Il Figlio d’Uomo, appeso a dei chiodi come una carcassa d’animale, tra le grida, la polvere, gli avvoltoi, i randagi, le mosche, pronuncia una frase che capirebbero anche i bambini. È una frase perfetta. Eppure nessuno l’ascolta». Sono le parole sconsolate e dense di rabbia di colui che, ai piedi della croce, si rivolge al Cristo morente: «Sono venuto qui, per chiederti di benedire la mia prossima, imminente agonia». Ma non prima di aver urlato tutta la sua ira e tutto il suo scoramento: «Abbiate pietà! Voi che vi raccogliete tutti intorno all’ultimo morto, al bambino migrante disteso sulla spiaggia, vuoto rifiuto, alla giovane spezzata nello spirito, divelta nelle membra, al figlio suicida, al mito di ossa e carne che diparte, voi che li compiangete tanto intensamente da dimenticarli in un pugno di giorni».

Un testo di grande religiosità, quello di Emanuele Floris, ma anche di straordinaria umanità, che tocca le corde più segrete dell’animo umano, e che
ha scosso nel profondo il numeroso pubblico presente. Una piéce che ha reso molto intensamente lo spirito della Settimana Santa e al di là delle sensibilità specifiche dei credenti. Alla fine, lunghi e meritati applausi per tutti i protagonisti della serata.

Mario Bonu

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