Monsignor Melis in visita pastorale nella “sua” diocesi

«Desidero entrare in contatto con la comunità parrocchiale» L’ultimo incontro con i fedeli nel territorio risale al 2002

OZIERI. Monsignor Corrado Melis ha annunciato la sua prima visita pastorale alla diocesi. Non ha indicato la data d’inizio, ma i preparativi organizzativi e canonici richiesti da uno dei principali adempimenti del vescovo lasciano pensare che non sarà prima del prossimo autunno, forse la prima domenica d’Avvento.

La comunicazione di questo evento - che manca nella Chiesa ozierese dal 2002, quando era vescovo monsignor Sebastiano Sanguinetti - durante la messa crismale, giovedì scorso, davanti a tutto il clero e a numerosi fedeli.

«Nutro il desiderio di entrare più sinceramente in contatto – ha detto don Corrado – con le comunità parrocchiali, con le varie espressioni della ricchezza spirituale della nostra diocesi. Desidero entrare nell’esperienza di fede maturata negli anni e confrontata con non poche e incalzanti sfide sociali, economiche e spirituali. Desidero ancora entrare nelle molteplici espressioni della carità che qualificano e rendono concreta la nostra presenza cristiana sull’intero territorio. Arde nel mio animo – ha aggiunto il presule arrivato nel Logudoro e nel Goceano quasi tre anni fa – l’ansia di meglio entrare in contatto con le attese, le speranze ma anche le difficoltà che ogni comunità quotidianamente sperimenta nell’educare alla fede».

Il vescovo si presenta in punta di piedi alle 30 parrocchie della diocesi, di cui 21 in provincia di Sassari, 1 in quella di Nuoro, 8 nell’ex di Olbia-Tempio. Non da ispettore, ma «come un figlio, che scopre e raccoglie il patrimonio immenso della Chiesa di Ozieri, come un fratello nella fede, che condivide questo grande dono insieme ai battezzati, partecipando alla comunità cristiana. Anche come il padre, punto sicuro dell’unità che incoraggia, mostra tappe e prospettive, guida il suo popolo».

È un anno di anniversari, questo, per la cattedrale di Ozieri, diventata sede diocesana 215 anni fa per volontà di papa Pio VII e nel 1848 rinnovata e ampliata sotto la guida di Gaetano Cima, il più importante architetto isolano del XIX secolo.

Monsignor Corrado Melis ha dichiarato che nella sua visita privilegerà come interlocutori le famiglie, i poveri e i giovani.

Per la famiglia «urge – secondo il vescovo – una riproposta vocazionale, un’offerta appassionata e gioiosa del suo progetto. Sarà la bellezza del disegno famigliare di Dio ad attrarre i giovani e a mobilitare energie per la promozione della cellula fondamentale della società e della Chiesa». Per i poveri, «la prossimità e la solidarietà con gli svantaggiati diviene prolungamento dell’azione del Buon Pastore, il quale va a cercarsi – ha detto don Melis – le pecore perdute e malate, rigettate e scartate, per curarle e recuperarle. Per dare loro speranza e trovare spazi di inclusione, giustizia e misericordia».

Molta attenzione e preoccupazione per la realtà giovanile. «Per amore sincero dei giovani non possiamo
fermarci, ma piuttosto metterci in gioco. Questo vorrà dire – ha concluso monsignor Corrado Melis –che tutti dovremo uscire dai nostri schemi preconfezionati, incontrando i giovani lì dove sono, e prendendo sul serio le loro fatiche, guardandoli senza fretta e con misericordia».



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