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Cacciato l’artista di strada: ma è Moses

Intervento dei vigili su richiesta di una residente. Il re dell’armonica: «Era un regalo alla città. Non ci sono rimasto male»

SASSARI. Il successo è un piacevole luccichio da palco, ma lui, Simone Moses Concas, 30 anni, di Iglesias, resta nell’anima un artista di strada. Così, tra un concerto e l’altro, e soprattutto tra una nave e un aereo, apparecchia i suoi strumenti, la sua cassa e il suo talento su una mattonella, e si offre alla città. «Volevo fare un piccolo regalo anche a Sassari – dice – per Pasquetta avevo il concerto a Castelsardo e poi il viaggio per Barcellona programmato due giorni dopo. Così ho chiesto a un amico quale fosse lo spot più frequentato della città e dove non creassi disturbo: mi hanno suggerito, senza alcun dubbio, piazza d’Italia». E Moses, alle 19, infila i suoi ricci dentro un berrettino, sfodera l’armonica, e distilla quel prodigio ritmico fatto dei tempi sincopati del beat box e dell’acustica struggente del suo fiato. Quelle stesse sonorità che gli avevano fatto vincere l’Italia’s got Talent edizione 2016.

Poca gente davanti a lui, e quasi nessuno lo riconosce. Ma non occorre una laurea al conservatorio per cogliere i lampi di genialità. Chi è davanti resta rapito. Tranne i timpani di una signora, la cui finestra si affaccia sulla piazza, trapanati dagli acuti e dai bassi. Chiama due volte i vigili urbani e dopo qualche minuto arrivano i motociclisti. E a quel punto gli agenti, dopo una segnalazione reiterata, sono costretti ad applicare il regolamento. Chiedono i permessi per l’occupazione del suolo pubblico, e le autorizzazioni non ci sono. Tutto si risolve in maniera molto gentile: Moses, che non direbbe manco sotto tortura la frase voi non sapete chi sono io, con la sua umiltà d’ordinanza si scusa per aver creato disturbo, e ripiega verso il deserto di piazza Santa Caterina. I vigili da parte loro vanno via, convinti di aver liquidato una pratica di routine, con il solito e anonimo artista di strada che aveva esagerato con i decibel. Il polverone esploderà un paio di ore più tardi, quando Marco Alessandro Pinna, un fan di Moses, racconta l’accaduto sul gruppo Facebook Segnala a Sassari. Settecento condivisioni, 400 commenti, migliaia di visualizzazioni: tutti indignati contro il trattamento riservato a un artista internazionale, che in genere per un’ora di concerto prende diverse migliaia di euro, ma che per Sassari aveva riservato un’esibizione gratuita. Quello che c’è rimasto meno male in verità è lui stesso: «Ma quale delusione – dice Moses – Non prendo mai questi episodi a livello personale. Fa parte delle esperienze dell’artista di strada, non sempre i luoghi ti accolgono a braccia aperte. E allora ti sposti di qualche metro, e finisce lì. Ho suonato per un’altra ora e mezza in piazza Santa Caterina, anche se nessuno se n’è accorto. E ritornerò sicuramente a suonare a Sassari, ma ancora una volta lo farò in incognito, perché a me piacciono i blitz estemporanei. Le situazioni a sorpresa sono il mio modo di vivere le città. Non chiedo mai autorizzazioni, sono contro il mio modo di essere: voglio che si crei un tam tam tra la gente, che sia il passaparola a creare il pubblico. C’è uno bravo che suona laggiù, e se sei davvero bravo le persone pian piano arrivano e si fermano. Funziona così. La burocrazia è l’opposto di questa spontaneità, e i permessi richiedono troppo tempo. Non mi va di programmare una mia performance dieci giorni prima, perché per un artista il tempo è vitale. È scandito da impegni, viaggi, spostamenti, ma anche da ispirazioni e stati d’animo. E proprio a seconda di come mi sento io suonerò in maniera diversa e sceglierò il luogo adatto. La maggior parte delle volte improvviso, anche se per questo omaggio a Sassari un piccolo discorso di musica e parole me l’ero anche preparato: ma credetemi, preferisco davvero correre il rischio che qualcuno mi dica di andare via, come è già capitato, piuttosto che essere costretto a suonare quel giorno, da tal ora a tal ora, e solo in quel posto. Perciò nessun rancore, ci mancherebbe. Ci rivediamo presto. Il regalo è solo rimandato».