Truffa, chieste due condanne

Marito (poliziotto) e moglie accusati di aver raggirato persone in difficoltà

SASSARI. Il 10 aprile il giudice Carmela Rita Serra deciderà se condannare o assolvere Eugenia “Genny” Cabizza e suo marito Vincenzo Porcheddu finiti a processo per truffa aggravata. Il pm ha chiesto una condanna a due anni e otto mesi per la donna (45 anni) e due anni per il coniuge (48 anni, sovrintendente di polizia sospeso dal servizio in seguito a un procedimento penale in corso per reati analoghi che risalgono al 2013). A chiedere l’assoluzione, invece, gli avvocati difensori Nicola Lucchi e Daniela Sabino.

Un’inchiesta complessa quella che a giugno del 2015 aveva fatto finire ai domiciliari i due imputati, arrestati in un blitz della squadra mobile. Secondo le accuse, Cabizza e Porcheddu non avevano esitato a speculare sulle persone in difficoltà: disoccupati, conoscenti in gravi condizioni di disagio economico e sociale, professionisti con qualche problema finanziario, lavoratori precari. E persino commercianti. I fatti risalgono al 2014 e ai primi mesi del 2015. Truffe di vario genere quelle contestate. Ad esempio, per arredare la casa nuova, marito e moglie avevano scelto di acquistare i mobili ad Alghero. «Con artifici e raggiri – scriveva il pm – avevano ottenuto la disponibilità di mobili per un valore complessivo di circa 17mila euro. Al commerciante avevano raccontato di non poter attivare un finanziamento in quanto era già in corso un mutuo per l’acquisto della casa (cosa non risultata vera). Qualificandosi come sottufficiale della polizia, Vincenzo Porcheddu aveva compilato e firmato una cambiale del valore di 10mila euro mai onorata.

A un disoccupato di 50 anni di Sennori, invece, avevano promesso l’assunzione a tempo indeterminato nello stabilimento della Fiamma 2000 a Porto Torres. All’uomo sarebbero stati portati via 8400 euro. E poi la presunta truffa ai danni di una coppia di Florinas che si era rivolta alla Cabizza per una consulenza
sulla dichiarazione dei redditi. In quella occasione sarebbero stati sottratti oltre 5600 euro. La coppia era stata convinta di avere maturato una evasione fiscale (da sanare) e di essere destinataria di cartelle esattoriali per mancati pagamenti di bolli e di una successione ereditaria.

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