«Basta protocolli fumosi, l’Eni dia certezze»

Il Psd’Az al sindaco: serve una riunione preparatoria in vista del consiglio comunale aperto del 17

PORTO TORRES. Inutile presentare mozioni e contributi nell’interesse della città se poi non vengono neppure presi in considerazione. Questa in sintesi l’analisi della segreteria cittadina del Psd’Az che denuncia la mancata attenzione verso due mozioni sull’industria presentate nei mesi scorsi. E chiede con forza un consiglio comunale preparatorio prima della seduta pubblica aperta del 17 aprile con la dirigenza Eni. «Questo per restituire dignità all’assemblea civica – dice la segretaria Ilaria Faedda – che è l’unico organismo deputato alla programmazione delle scelte che interessano la città: nessun ente di Stato si può sostituire ad essa e il Movimento 5 Stelle si sta rivelando, sia a livello nazionale che locale, una forza politica che dice una cosa in campagna elettorale per fare poi l’esatto contrario». Sul ruolo e la presenza futura dell’industria a Porto Torres i Quattro Mori avevano deciso di portare all’attenzione del consiglio, con il capogruppo Costantino Ligas, una serie di proposte «per “svegliare” Wheeler e compagni dalla sonnolenza che ha caratterizzato la loro azione amministrativa», soprattutto in materia di sviluppo e occupazione.

«Eravamo preoccupati per la piega che stava prendendo la discussione sulla stesura di un nuovo accordo di programma – aggiunge la segretaria –, che vedeva la nostra città completamente esautorata da un ruolo da protagonista, e perciò abbiamo formulato una serie di proposte per vincolare la programmazione di Eni a interventi di grande interesse territoriale. Per evitare di dover subire l’ennesimo Protocollo d’intesa intriso di enunciazioni e di fumo negli occhi». In quell’occasione il consiglio comunale aveva accolto la mozione sardista, delegando però le commissioni competenti per materia ad approfondire tecnicamente le singole proposte che riguardavano la richiesta di opere di carattere sociale e di compensazione ambientale. «Le nostre proposte partivano dall’assunto che i 230 milioni destinati alla costruzione di una centrale a biomasse – conclude Faedda –, investimento non più realizzabile, venissero comunque impiegati nel nostro territorio attraverso interventi per la collettività».

Ossia la riqualificazione urbana, interventi sul depuratore consortile per un riutilizzo
razionale dei reflui e portare a sistema la risorsa idrica. Quest’ultima anche attraverso la ricerca di nuove fonti di approvvigionamento come la costruzione di dissalatori per usi industriali e civili, con l’impegno per il coinvolgimento delle imprese e maestranze locali. (g.m.)

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