Casa di riposo di Codrongianos, si indaga su un decesso

Un anziano affetto da demenza cadde da un muro di 4 metri e morì dopo 3 mesi di agonia: i figli denunciano la struttura

SASSARI. Ha visto una scala appoggiata al muro, ci è salito gradino dopo gradino, poi ha scavalcato ed è saltato giù.

Ma quello era l’ultimo posto dove avrebbe dovuto trovarsi. Settantacinque anni, con il parkinson e la demenza senile a smerigliare da due anni la lucidità, imbottito di tranquillanti, ma con la mente in balia di chi sa quale angoscia. Così quest’uomo ha guardato giù, e nonostante tra lui e il terreno ci fossero quattro metri di altezza, si è lasciato andare ugualmente. L’impatto è stato devastante, ma è sopravvissuto, consegnandosi a 100 giorni di supplizio. Bacino fratturato, costole rotte, dolori lancinanti, nessuna possibilità di risollevarsi e reagire. Morirà dopo tre mesi, lasciandosi dietro il dolore e i sensi di colpa di cinque figli, un esposto alla Procura della Repubblica e un’indagine aperta.

Era divenuto complicato occuparsi di lui. Ormai non era più del tutto autosufficiente, la malattia si era portata via alcuni gesti essenziali della quotidianità. Così i figli, ciascuno con una famiglia e con un lavoro, avevano pensato di rivolgersi a una struttura di accoglienza. Scelgono la Comunità alloggio per anziani di Codrongianos, in via Regina Elena, una struttura privata ma in regime di convenzione. Non è una Rsa, ma i gestori si dicono disponibili ad ospitare una persona che ha bisogno di assistenza, ma non allettata. Nell’ottobre scorso, quindi, il pensionato entra nella casa per anziani, per un periodo di prova di dieci giorni. La notte tra il 13 e 14 ottobre, però non si sente bene. È molto agitato, dà segni di insofferenza, non riesce a riposare e il personale di Codrongianos decide di chiamare un’ambulanza e farlo accompagnare al pronto soccorso. Naturalmente avvertono anche i familiari, che raggiungono il genitore al Santissima Annunziata. I medici aumentano la dose di tranquillanti e lo dimettono. È uno dei figli a caricarlo in auto e riportarlo a tarda notte a Codrongianos. Al personale consegna anche il foglio rilasciato al pronto soccorso, che descrive le condizioni cliniche dell’anziano e la maggiorazione delle gocce di sedativo. Ma alle 9 del mattino il figlio riceve un’altra chiamata.

È la casa di riposo, e le notizie non sono buone: il padre è stato nuovamente ricoverato all’ospedale. I familiari si precipitano nuovamente, e scoprono l’amara sorpresa: il genitore è in traumatologia perché reduce da una caduta che gli ha procurato fratture multiple al bacino e alle costole. Non riuscirà più a camminare, non potrà fare fisioterapia, e non si riprenderà più. Il 10 gennaio, quando è ormai chiaro che l’uomo difficilmente potrà sottrarsi a questo lento calvario, i familiari si rivolgono all’avvocato Alessandra Maria Delrio e depositano in Procura una denuncia querela contro la struttura di accoglienza. Lamentano l’omessa sorveglianza nei confronti di un paziente che non era lucido, quella notte in particolare, e che era andato incontro al suo destino. Nessuno l’ha visto, nessuno l’ha fermato, ha trovato una scala adagiata al muro di cinta, che nella parte interna è alto due metri, ma sul versante esterno diventa quattro metri. La demenza senile probabilmente non gli consente di valutare il pericolo. Decide ugualmente di saltare. «Non sappiamo quanto tempo è rimasto lì per terra – dice l’avvocato Alessandra Maria Delrio – perché le ricerche sono cominciate solo quando un addetto si è accorto dell’assenza dell’uomo all’interno della stanza. Anche la descrizione dei fatti fornita dai responsabili e da chi c’era quella notte ci ha lasciati perplessi. Abbiamo tre versioni diverse degli avvenimenti».


Dopo quel salto nel vuoto, il 13 ottobre, sarà una lenta discesa, che dopo cento giorni, il 22 febbraio scorso, è terminata con la morte dell’anziano. I figli e l’avvocato raccolgono le cartelle cliniche e si presentano nuovamente davanti al magistrato.
 

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