Colpa e dolo: stessi tempi, cambia la pena

Dai giudici costituzionali parole chiare sulla “scadenza” processuale delle sciagure ambientali

SASSARI. È giusto calcolare allo stesso modo la “scadenza” temporale dei reati colposi e di quelli dolosi? Quindici anni non sono troppi quando il disastro è stato provocato per “semplice” «negligenza, imprudenza o imperizia» allo stesso modo di chi lo cagiona con la precisa e consapevole volontà di provocarlo?

Semplificando al massimo, sono stati questi i quesiti ai quali il 22 novembre hanno risposto i giudici della Core Costituzionale con la sentenza numero 265. Un verdetto importante perché entra nel merito dei disastri ambientali (ma non solo) e stabilisce che la prescrizione debba essere raddoppiata anche quando vengono provocati per colpa. Con questo elemento psicologico, secondo l’accusa, sarebbe stato provocato l’inquinamento del mare di Porto Torres.

Prima di dichiarare non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 157 del codice penale (quello che calcola i termini della prescrizione) nella parte in cui raddoppia allo stesso modo i tempi per estinguere i reati di disastro, sia che siano stati commessi per colpa o per dolo, i giudici della Consulta hanno spiegato che a fare la differenza tra i due casi è la differente sanzione.

La prescrizione, hanno scritto i giudici, invece è uguale sia nel reato doloso sia in quello colposo perché l’accertamento dei reati è particolarmente complesso e lungo. L’elemento psicologico, insomma, non c’entra. Raddoppiando i termini della prescrizione, il legislatore ha voluto dare il giusto tempo alle Procure per perseguire i reati e ai tribunali per celebrare processi lunghi e complessi.

«In questa ottica – si legge nella sentenza – la legge 251/2005 ha inteso evitare che, per effetto della muova regola di determinazione del tempo necessario a prescrivere, si determinasse un drastico abbattimento del termine prescrizionale: esito che avrebbe impedito, in una larga percentuale dei casi, di definire il processo prima della estinzione del reato».

L’equiparazione dei termini della prescrizione nel reato di disastro colposo e doloso era stato contestato in Cassazione dagli avvocati Piero Arru e Fulvio Simoni, difensore del manager Eni imputato, con argomentazioni che avevano spinto i giudici a sottoporre alla Consulta il quesito di legittimità costituzionale dell’articolo 157 cp.

La difesa faceva riferimento a una pronuncia del 2016, quando la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità della norma nella parte in
cui prevedeva il raddoppio dei termini prescrittivi per il reato di incendio doloso e colposo. Ma il disastro, hanno risposto i giudici dela Consulta, è un’altra cosa. Si tratta di un reato che rientra tra quelli i cui tempi di prescrizione devono essere sempre raddoppiati. (d.s.)

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