Già 2 anni fa l’esposto per il rischio frana in viale Trento

Una donna era inciampata in una crepa davanti all’edicola L’escavatore ha cominciato a rimuovere lo strato di asfalto

SASSARI. Il cedimento di viale Trento non piove improvviso dall’oggi al domani. I campanelli d’allarme era diversi e ben lontani del tempo. Andrea Branca è il proprietario dell’area sulla quale insiste l’edicola. Dice: «Già nel 2016 i segnali che nel sottosuolo qualcosa si stava muovendo erano chiari. Nel marciapiedi davanti all’edicola si era formato un dislivello e una crepa che si allungava per una decina di metri. Adesso questa spaccatura è ancora più evidente. Una signora che era andata a comprare il giornale, era inciampata proprio sul quel piccolo gradino ed era finita per terra. Dopo quel piccolo incidente mi ero deciso a segnalare il pericolo all’amministrazione comunale». E infatti l’esposto che stringe in mano è datato 17 maggio 2016. Palazzo Ducale mette una pezza al marciapiedi, ma si tratta naturalmente di un intervento tampone e tutt’altro che risolutivo. Le cause degli smottamenti sono molto più profonde. E una settimana fa, a segnalare con insistenza il nuovo rischio frana, è stato Antonello Vacca, geometra, coordinatore cittadino di Fratelli D’Italia, e residente di via Nizza. Ogni giorno percorre viale Trento e ha il polso della situazione. Dice: «Ho visto che il cantiere della fibra ottica stava per raggiungere il tratto pianeggiante di viale Trento. Ho pensato che sarebbe stato un inutile spreco di risorse pubbliche aprire l’asfalto, chiudere, e poi dover riaprire per i problemi delle condotte fognarie e dell’erosione nel sottosuolo. Così ho contattato direttamente il sindaco mettendolo in guardia sull’evidente cedimento del terrapieno». I sintomi sono chiari anche nella scalinata che porta ai palazzi che si affacciano sul Fosso della Noce: le mattonelle sono del tutto disallineate, e l’umidità trasuda nei muri di contenimento. Abbanoa ha cominciato a rimuovere con la benna il primo strato di asfalto. Ma l’escavatore dovrà scendere a cinque metri per arrivare alla condotta fognaria lesionata in quattro punti. Le perdite d’acqua, assieme alle piogge, evidentemente stanno erodendo e svuotando in profondità il terrapieno, e creando i cedimenti e gli avvallamenti in superficie. «Io verificherei anche le tubature più a monte –
mette in guardia Antonello Vacca – perché i piani bassi del palazzo Manconi, all’angolo con via Principessa Jolanda, sono sempre pieni di infiltrazioni e talvolta allagati. È dunque probabile che ci siano altre rotture di condotte più in alto, e quell’acqua si riverserà sul terrapieno».

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