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Martis, ucciso in ovile a bastonate confermata la condanna a 14 anni

Per i giudici della Corte d’assise d’appello Gavino Addis è responsabile della morte di Valentino Saba La vittima era stata massacrata la notte del 2 dicembre di tre anni fa dopo una violenta colluttazione

MARTIS. È stata confermata anche in secondo grado la condanna a 14 anni e 4 mesi nei confronti di Gavino Addis, ritenuto responsabile della morte del compaesano Valentino Saba, ucciso a bastonate il 2 dicembre del 2015 in un ovile nella zona di Fransiscu Crappinu all’ingresso di Martis.

Ieri mattina i giudici della Corte d’assise d’appello, presieduta da Mariano Brianda, hanno confermato la condanna di primo grado, accogliendo la richiesta del procuratore generale Maria Gabriella Pintus.

Gavino Addis, difeso dagli avvocati Gian Mario Fois e Simone Pisano, aveva raccontato agli inquirenti di aver sorpreso Saba di notte nella sua azienda vicino alle pecore. Di aver quindi preso un bastone e di aver disarmato e colpito la vittima con la quale i rapporti erano tesissimi da sempre. «Ho sentito dei rumori – aveva spiegato l’imputato in aula – Le pecore saltavano come quando arrivano degli animali, sono andato a controllare, non ero armato, ero convinto ci fossero dei cani. Poi ho visto una persona, era Saba, mi sembrava avesse un fucile in mano, invece era un bastone. Allora ho preso delle pietre e gliele ho lanciate. Poi c’è stata la colluttazione, gli ho preso il bastone dalle mani e l’ho colpito finché non è caduto a terra. Infine ho avvisato carabinieri e 118». Versione ribadita in appello dai difensori dell’imputato. Secondo gli inquirenti e la parte civile (i familiari della vittima erano assistiti dall’avvocato Giuseppe Onorato) quello di Martis fu invece un omicidio volontario: «Pensiamo che la vittima sia stata uccisa da un’altra parte e poi portata fin sopra la collinetta dove Addis ha inscenato un delitto per legittima difesa». Durante il processo di primo grado erano sorti dubbi anche sull'arma del delitto: «Le lesioni non sono compatibili con un bastone - era stato detto durante il processo di primo grado - privo oltretutto di qualsiasi macchia di sangue». Il medico legale Lorenzoni parlò anche delle fratture nelle gambe della vittima, simili a quelle che vengono riportate dopo un investimento. Addis disse di aver dato dei calci a Saba: «Tesi possibile ma improbabile», la definì il pm. E poi era emersa un’altra anomalia: «Nella tasca della vittima fu trovato un coltello, regolarmente chiuso e pulito. Come mai Saba non lo utilizzò per difendersi se è vero che Addis gli lanciava le pietre?». La pm Corinna Carrara in primo grado era partita da una richiesta di condanna a 24 anni, con la riduzione di un terzo della pena la richiesta conclusiva era stata di 16 anni e 8 mesi. Il giudice Contini aveva condannato l’imputato a 14 anni e 4 mesi.

Il procuratore generale Pintus in appello ha chiesto la conferma di quel verdetto e in subordine l’attenuante della provocazione. Stessa richiesta – naturalmente in subordine – avanzata dai difensori, insieme all’altra attenuante relativa al fatto che l’imputato quella sera chiamò immediatamente i soccorsi.