Camion tra la folla, fermati padre e figlio

I due da ieri mattina sono in carcere. Il magistrato ha chiesto ulteriori approfondimenti, rischiano l’accusa di strage

SASSARI. Svolta nelle indagini sul grave episodio di martedì sera tra via Gorizia e viale Trento, con il camion lanciato tra la gente che solo per puro caso non ha provocato una strage. I carabinieri e la polizia hanno fermato due persone, padre e figlio, entrambi sassaresi e con precedenti. Si tratta di Gavino e Luca Simola, di 57 e 23 anni, che ieri mattina sono stati accompagnati nel carcere di Bancali a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Enrica Angioni, titolare dell’inchiesta. Al momento ai due sono stati contestati i reati di tentata rapina, lesioni personali e danneggiamento. Ma l’attività investigativa è in piena evoluzione: il magistrato, infatti, sta valutando tutti gli elementi raccolti (pare anche alcuni video) e ha disposto ulteriori approfondimenti. Il fermo di padre e figlio dovrà essere convalidato entro 48 ore, e non è escluso che possa scattare anche l’accusa più pesante di strage. Se il camion anziché procedere per una cinquantina di metri in discesa con una traiettoria diagonale avesse proseguito per viale Trento le conseguenze sarebbero state devastanti. Ma anche lo schianto del mezzo contro il portone del palazzo è un evento che poteva avere un finale terribile: bastava solo che ci fosse qualcuno sul marciapiede o all’ingresso dell’edificio (all’angolo tra viale Trento e via Savoia, proprio accanto a un market molto frequentato) e sarebbe finita in tragedia.

Diverse le testimonianze raccolte, comprese quelle degli operai impegnati nel cantiere per il posizionamento della fibra ottica. E in attesa di avere un quadro definitivo della vicenda, non resta che fare riferimento alle indiscrezioni trapelate finora dal lavoro degli investigatori.

Pare che la lite tra padre, figlio e alcuni operai sia scoppiata dopo una provocazione (cartelli e transenne rovesciate) e per problemi legati alla sparizione di attrezzi dal camion dell’azienda “MvM Telefonica srl”. I due Simola non sarebbero stati lucidissimi (probabilmente a causa dell’assunzione di sostanze alcoliche) e la lite sarebbe subito degenerata, tanto che uno dei due avrebbe estratto un coltello minacciando due lavoratori. Per difendersi questi si sarebbero “armati” di pale. Uno degli operai sarebbe saltato sul cassone del camion (forse per controllare il materiale o per esercitare meglio la difesa). A questo punto la ricostruzione ha qualche aspetto che deve essere ancora chiarito: pare però che uno dei due arrestati (forse il figlio di Gavino Simola) abbia urlato una frase del tipo “adesso ci prendiamo il camion”. Sarebbe quindi entrato nella cabina di guida compiendo la manovra (non si sa quanto voluta) di sganciare il freno a mano. A quel punto il mezzo - che non aveva le chiavi inserite nel quadro si è messo in movimento e mentre il giovane è saltato giù, l’operaio è rimasto a bordo cercando disperatamente di fermare la folle corsa del camion. Impresa che non è riuscita: il veicolo è schizzato tra la gente che correva terrorizzata per strada, ha saltato lo spartitraffico e poi ha travolto uno scooter e una Skoda station wagon prima di finire la corsa contro il portone del palazzo. L’operaio sassarese, di 41 anni, ha riportato diversi traumi e una ferita al
braccio che potrebbe essere compatibile con una coltellata: ha avuto 10 giorni di cure. Per gli aspetti legati al Codice della strada procede la polizia locale che potrebbe contestare a uno dei fermati la guida senza patente e sotto l’effetto dell’alcol.

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