Italgas svela i suoi piani: «L’isola è strategica»

L’ad Gallo illustra tempi, modi e qualità di un investimento da 250 milioni

CAGLIARI. La scommessa del gas entra nella fase finale, e le grandi aziende nazionali vogliono giocare in prima persona la partita, dando così più certezza, e più peso, al progetto. L’ingresso delle grandi società nel programma metano risponde anche alla necessità di conquistare l’unico mercato vergine nazionale, nella certezza di una forte contrazione del numero di operatori nazionali che nei prossimi anni scenderanno da quasi 180 a una ventina.

Anche così si spiega l’ingresso prepotente in scena di Italgas. La società nelle scorse settimane ha messo a segno due colpi che di fatto l’hanno trasformata nel principale soggetto protagonista della distribuzione del gas, con un investimento globale a oggi vicino ai 250 milioni di euro. In poco più di trenta giorni infatti Italgas ha acquistato le concessioni per 12 dei 38 bacini in cui è divisa l’isola, pari a 74 comuni, con 1300 chilometri di rete e oltre 120mila clienti potenziali, e ha perfezionato da Hera l’acquisto della società Medea, che ha in concessione la distribuzione e la vendita del gas a Sassari, con 13mila clienti già attivi ed un bacino potenziale sino 30mila utenze.

Paolo Gallo, ad di Italgas
Paolo Gallo, ad di Italgas


La decisione. Lo “sbarco” di Italgas nell’isola è avvenuto su esplicita richiesta del maggior azionista, la Cassa Depositi e Prestiti (cioè il ministero dell’Economia), che insieme a Snam controlla infatti circa il 40 per cento del capitale sociale del colosso, primo operatore nazionale per distribuzione e misura del gas e terzo in Europa per volumi. Ieri l’amministratore delegato e direttore generale di Italgas, Paolo Gallo, è stato ricevuto dal presidente della Regione Pigliaru a cui ha illustrato il “modello” Italgas, gli obiettivi e l’impegno della società.

«Il nostro obiettivo è consolidare il settore anche in Sardegna, per questo abbiamo fatto le due acquisizioni, per un impegno complessivo vicino ai 50 milioni di euro. Italgas – ci ha detto Gallo – intendere procedere da subito lungo tre direttrici di intervento: completare e interconnettere i bacini ove possibile; alimentare i nuovi bacini ancora da realizzare con il Gnl, attraverso dei serbatoi dedicati, lasciando i bacini già in esercizio alimentati a Gpl sino al collegamento con la nuova dorsale».

La società guidata da Gallo in molti dei bacini rilevati, e per i quali i lavori non sono ancora partiti, non si sostituirà solo al concessionario ma implementerà i progetti sinora approvati, posando contestualmente alle tubazioni anche i cavidotti per la fibra ottica e adeguando ai propri standard i diametri delle tubazioni stesse. «Tutta la rete sarà digitalizzata e la Sardegna sarà la prima Regione a dotarsi di un sistema di questo genere: i vantaggi saranno significativi per il sistema e i clienti finali; complessivamente l’investimento sulle reti sarde sarà superiore ai 200 milioni».

Gallo tiene a precisare il ruolo terzo di Italgas nello scenario finale a metanizzazione conclusa. «Noi distribuiamo il prodotto, il cliente può acquistarlo dal venditore che preferisce, e quindi il mercato retail (al dettaglio, ndr) sarà un mercato libero e competitivo». Italgas però oggi si trova a poter operare solo su 12 dei 38 bacini. Ecco perchè guarda con attenzione agli altri ventisei bacini, e ai concessionari.

«Se gli altri operatori, soprattutto dei bacini già in esercizio – dichiara Gallo – sono interessati a vendere le quote delle loro società, noi siamo interessati a valutare, naturalmente a prezzi di mercato».

I tempi per l’avvio dei primi cantieri targati Italgas non saranno brevi ma brevissimi. «Entro poche settimane riprenderemo, le attività di realizzazione nel cantiere del Bacino 4, che da da Porto Torres arriva a Stintino. attività che progressivamente recepiranno i nostri standard e le migliorie progettuali che stiamo sviluppando. con Snam ci stiamo coordinando per le tempistiche e per definire i punti di collegamento dei diversi bacini alla rete dorsale, e nelle prossime settimane attiveremo un confronto in Confindustria per coinvolgere nei nostri progetti le imprese locali, che potranno avviare un percorso di partnership con Italgas».

I tempi. Il cronoprogramma dei lavori della metanizzazione, prevede quattro scadenze temporali finali: un deposito costiero a Oristano a giugno 2021, la direttrice metano nord-sud a giugno 2023, e quella est, per il nuorese a giugno 2024, con 10 impianti Gnl in corrispondenza dei bacini con rete a oggi non in esercizio.

Italgas ha invece presentato un programma che anticipa questi interventi, perchè conta di chiudere i bacini 4, 6 e 19 entro il 2020; i bacini 11,15, e 26 entro il 2021, e gli ultimi, 10, 27, 35, e 37 entro il 2022. Per quanto riguarda l’alimentazione dei bacini, da maggio 2020 dovrebbe esserci l’alimentazione a Gnl (inizialmente fornito con decine di container speciali riforniti via nave) nei bacini 4, 6 e 19 sino alla messa in esercizio del metanodotto nord-sud, mentre entro marzo 2022 saranno alimentati gli altri bacini, sempre a Gnl. L’intervento di Italgas, rimette in discussione alcuni elementi del progetto metano, e potrebbe disegnare scenari impensabili sino a pochi mesi fa.

Lo scenario. Se tutte le tessere del mosaico andassero a buon fine, la metanizzazione da esperimento di sistema di Gnl di piccola taglia, con depositi, logistica e terminali modulari, (oggi applicato soprattutto in Francia e Spagna) diventerebbe un sistema con due forti terminali a nord e a sud, gestiti da Eni e da Vitol, una rete dorsale realizzata da Snam e diversi bacini realizzati e gestiti da Italgas. Il ritorno nell’isola del vecchio cane a sei zampe sarebbe completo. Rimarrebbe solo una fondamentale incertezza: chi pagherà la dorsale, o “dorsalina” che comunque si realizzerà (costo 600 milioni)? Solo gli utenti sardi, oppure anche quelli nazionali, dopo eventualmente aver inserito l’intera Sardegna in una delle sei macro aree? Non è una scelta tecnica, ma politica. Solo politica.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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