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Pensione “congelata” dalla burocrazia

A Sassari il caso di un ex dipendente di Forestas a Tempio: a casa da 18 mesi, non ha ancora visto un euro per una serie di cavilli e di intoppi

SASSARI. Lavorare per più di quarant’anni pregustando il momento magico della pensione per scoprire, a fine carriera, che un sistema farraginoso e una serie di cavilli burocratici vanificano il coronamento di quel sogno accarezzato per tanto tempo. Oggi, a un anno e mezzo dalla cessazione del servizio, aspetta ancora la pensione e con lui una famiglia intera.

È una vicenda kafkiana quella di Alessio Pasella, 63 anni, ex dipendente dell’Agenzia Forestas di Tempio Pausania, che dopo avere ingaggiato una dura battaglia contro la burocrazia, malgrado il sostegno del sindacato, ha deciso di rendere pubblico il suo dramma per rivendicare quello che ritiene un diritto negato e lanciare un nuovo accorato appello alle istituzioni. A monte del problema, per il quale a suo tempo, trattandosi di questione delicata, aveva chiesto l’assistenza del patronato Ital-Uil di Sassari, c’è una situazione contributiva “doppia” che ha, forse, complicato un percorso altrimenti lineare.

Pasella è stato inizialmente coltivatore diretto, poi impiegato, prima all’Ispettorato ripartimentale foreste quindi all’Ente foreste e negli ultimi sei mesi all’agenzia regionale Forestas. Tutto a Tempio Pausania, dove abita con la moglie e una figlia disabile. La vicenda travagliata inizia nell’agosto del 2016, quando, a fine carriera, Pasella fa domanda di pensione al settore privato dell’Inps che non accoglie l’istanza motivando che mancano otto settimane di contributi al raggiungimento del tetto previsto. Eppure Alessio Pasella ha dalla sua 42 anni e dieci mesi di servizio e ben 2309 settimane di contributi versati. Tutto scritto nero su bianco sul suo estratto conto previdenziale. Come dire, il massimo previsto.

Sembrerebbe che alcuni versamenti fatti a suo tempo all’Inpdap (settore pubblico) oggi non vengano “visti” dal sistema informatico dell’Inps. Nel gennaio 2012, l’Inpdap era stato soppresso e i servizi trasferiti alla gestione dipendenti pubblici dell’Inps. Proprio l’istituto, infatti, gli comunica che la domanda deve essere fatta al servizio ex Inpadp e così, a fine settembre dello stesso anno, Alessio Pasella si rassegna a inoltrare una nuova domanda di pensione. Contestualmente, a scanso di equivoci, chiede che vengano ricongiunti i periodi assicurativi, ma anche questa domanda viene respinta: tra gli allegati manca il verbale della commissione medica che motiva la concessione di assegni familiari per la figlia disabile. Lo stesso giorno l’uomo allega alla pratica il verbale richiesto, perfezionando così la domanda che finalmente viene accolta. Dall’ottobre 2016 Pasella non ha più notizie, o meglio, l’Inps gli comunica che la sua pratica è in elaborazione.

Intanto il tempo passa e l’uomo, per sostentarsi, attinge al fondo dei risparmi di una vita. Arriva dicembre dell’anno scorso, quando il patronato Ital-Uil di Sassari, vista la situazione di stallo, lo convoca nella sede di via Muroni per suggerirgli di inoltrare un sollecito scritto all’Inps chiedendo che la sua domanda, quella presentata nell’ottobre del 2016, venga presa in considerazione in regime di cumulo. Da allora Alessio Pasella è in attesa di notizie che, pare, debbano arrivare da Cagliari perché sembrerebbe che l’Inps di Sassari abbia girato il quesito ai colleghi della sede regionale. Quale esito possa avere ora la vicenda di Alessio Pasella è difficile dirlo. Una legge dello stato prescrive che i dipendenti pubblici abbiano la pensione il mese successivo alla cessazione del servizio e che in caso di problemi il lavoratore possa contare almeno sul 90 per cento dell’importo. Dall’altra parte c’è un padre di
famiglia che dopo una vita di lavoro, a un anno e mezzo dalla fine della carriera, rivendica, senza risultato, un diritto fondamentale: “Sono rimasto impigliato in una rete – conclude laconico Alessio Pasella – una situazione paradossale in cui la certezza del diritto è solo una chimera”.

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