S’Aspru e mondo x sardegna 

Accolti con diffidenza, ora figli della comunità silighese

SILIGO. Quando quel gruppo di sette sconosciuti giunse in cima alla collina di S’Aspru, il 22 maggio del 1982, nessuno avrebbe scommesso una lira sul fatto la loro comunità, col tempo, potesse esse...

SILIGO. Quando quel gruppo di sette sconosciuti giunse in cima alla collina di S’Aspru, il 22 maggio del 1982, nessuno avrebbe scommesso una lira sul fatto la loro comunità, col tempo, potesse esse accolta nel seno più grande della comunità silighese. C’erano i pregiudizi e le paure della gente nei confronti di quei “tossici” che potevano portare chissà quali “vizi” e quali malattie. E c’era una ferma opposizione dell’amministrazione comunale, che sui quelle strutture intendeva fondare il rilancio di Siligo, con il progetto di un albergo a cinque stelle, con annessa piscina e campi da tennis. E che aveva già ottenuto un primo nulla osta dell’allora vescovo di Sassari, monsignor Paolo Carta. Ma padre Salvatore Morittu non era uomo da arrendersi di fronte a quelle difficoltà. Aveva perorato la causa della comunità Mondo X davanti al vescovo, e alla fine ne aveva ottenuto in concessione la villa campestre di fine ‘800 e la grande estensione di terreni che furono dell’ingegner Diego Murgia e alla moglie Donna Annunziata Vivanet. Si trattava, ora, di convincere la comunità silighese. E lo fece a modo suo, andando a confrontarsi col “nemico” in casa sua. Lo racconta nel libro “Gli ultimi sognano a colori”, scritto a quattro mani con Gianpalo Cassitta. Salì a Siligo quasi in incognito, a parlare con la gente e ad assistere ad una riunione del consiglio comunale. E ci volle poco, perché le diffidenze si trasformassero all’inizio in curiosità, poi in interesse, e infine in aperto sostegno. Lo ha ricordato qualche mese fa, in occasione delle celebrazioni per i 35 anni di S’Aspru, Gianni Rassu, assessore in quel 1982, convinto fautore del “progetto albergo”, e poi sindaco per 15 anni. «Dopo gli inizi per niente facili – ha raccontato – abbiamo capito la bontà del progetto di Salvatore Morittu e abbiamo imparato a volergli bene». «Anche se non potrò mai dimenticare – aveva aggiunto Giuseppina Ledda, sindaca anch’essa dal 2005 al 2015 - il compito che nel 1982 ci venne dato alle elementari: “Volete la piscina o volete i drogati?». Ma i ragazzi di S’Aspru dimostrarono subito di che pasta erano fatti: determinati, convinti, infaticabili. Si dovettero improvvisare muratori e falegnami, elettricisti e fabbri, imbianchini ed idraulici, per recuperare un edificio che era stato sì nobile, ma che versava in uno stato di completo abbandono.
E poi iniziarono con l’allevamento, pecore, mucche, vitelli, e la lavorazione dei terreni. Così, man mano, i silighesi capirono che quei ragazzi, piuttosto che un rischio rappresentavano una risorsa, e li accolsero nel proprio seno come figli della comunità.

Mario Bonu

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