San Gavino dei massai, speranza per i campi

Partecipato incontro ieri mattina al santuario di Balai, poi la processione Il parroco: «La terra va rispettata e non violentata se si vogliono i frutti»

PORTO TORRES. Una gran folla di fedeli si è stretta ieri mattina davanti al parroco don Mario Tanca nel piccolo piazzale della chiesetta di Balai lontano per ricordare come ogni anno quella tradizione antica che a Porto Torres coinvolgeva i lavoratori della terra e la gente del mare. La festa di “Santu Bainzeddu” era infatti una ricorrenza importantissima per la città, soprattutto per i bainzini, cioè i residenti del quartiere di San Gavino, abitato da contadini, agricoltori e allevatori. Una festa così importante che comunque veniva celebrata dall’intera comunità, nonostante la storica rivalità che allora esisteva con quei portotorresi che abitavano davanti al mare.

La ricorrenza per “Santu Bainzeddu” è cominciata alle 8 del mattino nel luogo in cui, secondo la tradizione, furono decapitati i Martiri Turritani: una leggenda, in contrasto con la “Passio”, dice che furono giustiziati e gettati in mare e i loro corpi riaffiorarono proprio nel punto dove sorse poi la chiesetta di Balai lontano, detta anche di San Gavino decollato.

L’omelia di don Tanca è stata incentrata sulla terra tanto cara ai massai, e sulla sua importanza nel territorio comunale: «La terra va rispettata e non violentata – ha detto il parroco di San Gavino – perché poi può produrre risultati negativi».

Un riferimento per niente velato a quanto accaduto negli anni lontani nei terreni dove è sorto l’ex petrolchimico e un accenno sulla necessità urgente di dare inizio alle bonifiche per rimediare ai danni subiti. Agli anziani presenti in gran numero, invece, il sacerdote ha voluto ricordare gli anni in cui la ricorrenza di Santu Bainzeddu veniva festeggiata in tre giorni.

Il primo giorno di festa era dedicato a tutto il paese, il secondo ai lavoratori della campagna e il terzo alla gente di mare. Dopo la celebrazione della eucaristia, la benedizione dei campi circostanti e del mare per poter poi raccogliere i buoni frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Da quel luogo così vicino al mare si può vedere la città che si estende in fondo, i campi verdi già fioriti dalla primavera e il golfo dell’Asinara così nitido in una giornata tipicamente estiva.

Dalla chiesetta si è poi mosso il corteo della processione: sacerdoti, fedeli, gruppi in costume e a cavallo hanno recitato le litanie e invocato Dio affinchè il
raccolto sia buono. Cavalieri ed amazzoni del società “Endurance Team del Golfo” sono entrati in acqua con i loro cavalli, come da tradizione, mentre il corteo ha raggiunto la chiesetta di Balai vicino fino all'ipogeo che accolse per primo le spoglie dei Santi Gavino, Proto e Gianuario.

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