Sassari, guerra ai decibel in centro: è un muro contro muro

I residenti chiedono il rispetto dell’ordinanza e lo stop della musica a mezzanotte Il gestore delle Iene contrattacca: «Voi siete in regola con facciate e finestre?»

SASSARI. Nemmeno i diplomatici dell’Onu riuscirebbero a mettere d’accordo i residenti del centro storico con i gestori dei locali. Il silenzio e il rumore, il sonno e il divertimento, sono galassie troppo lontane.

Giovedì pomeriggio La Nuova ha organizzato un incontro tentando una possibile mediazione tra il diritto alla quiete pubblica e quello di fare intrattenimento. Hanno aderito all’invito Daniele Deiana, gestore del circolo Le Iene di Largo Pazzola, una delegazione di residenti, e il sindaco di Sassari Nicola Sanna.



I commercianti e gli abitanti di piazza Tola hanno preferito snobbare il confronto: i primi perché ritengono il dialogo con i gestori e con il Comune un inutile spreco di tempo. Ci sono le regole, le ordinanze, le sanzioni, e basterebbe solo che venissero applicate per risolvere tutti i problemi. I commercianti, invece, preferiscono dialogare solo nelle sedi istituzionali. Questo per far capire quanto siano rigide le posizioni. E anche tra i partecipanti al dibattito, le posizioni corrono dritte su binari che non si intersecano

I residenti. Ci sono quelli che hanno creduto nelle potenzialità del centro storico, ci hanno investito, e hanno acquistato casa. Difficile ora fuggire e lasciarsi dietro l’eco dei decibel. Tra questi c’è Ivana Ezza: «Abito da 23 anni in via Università, in una palazzina ristrutturata, con doppi vetri. Il venerdì dormire è impossibile, perché al volume insostenibile delle Iene si somma il disturbo degli avventori, che chiacchierano, urlano, e fanno pipì nei portoni. Chiediamo all’amministrazione di far rispettare gli orari di chiusura previsti nell’ordinanza, che impongono lo stop dalla musica a mezzanotte».

Emanuela Mura invece ha un B&B a fianco al circolo: «Il venerdì evito di affittare le camere, perché non mi sento di far pagare per una notte insonne. Il volume è altissimo e non consente di dormire. È un problema che va avanti da tempo, con Deiana ne avevamo discusso in un altro incontro, ma non è cambiato niente».

Altri residenti invece sono più categorici, e parlano di incompatibilità architettonica e demografica tra il centro storico e i locali di intrattenimento.

«La zonizzazione acustica sarebbe una soluzione. Si capirebbe che il centro storico si comporta come una cassa che amplifica il suono. Anche la percezione delle voci è impressionante. Si può seguire distintamente una conversazione, figuriamoci gli schiamazzi delle persone ubriache. Io tengo le finestre chiuse e non dormo mai. Non è questione di essere spocchiosi, è arrivare al limite della sopportazione. Io, che sono la persona più riservata al mondo, sono uscita alle tre in terrazzo a urlare lasciateci dormire. E per risposta ho avuto risatine e prese in giro. Ho paura che prima o poi, qualcuno possa perdere la testa e lanci per strada un vaso. Le situazioni di esasperazione diventano pericolose per l’ordine pubblico». Dice Salvatore Carboni, residente in via Esperson: «Siamo anni che tolleriamo questa situazione. Non è pensabile che si possa fare musica sino alle 6 del mattino in luogo così densamente abitato».

Cinzia Careddu e il marito Mario Bonino fanno un discorso più ampio, di programmazione politica: «L’amministrazione ha voluto trasformare il centro storico in un luna park, concentrandoci un numero impressionante di circoli e bar, spesso a distanza di pochi metri l’uno dall’altra. Ci sono altri posti come Platamona ben più adatti ad ospitare la movida. Al centro storico risiedono soprattutto anziani. Non lo si rivitalizza trasformandolo in un luna park, ma ripopolandolo di negozi e attività che stanno chiudendo. È sbagliato il sistema che è stato politicamente creato, la rivitalizzazione del centro storico costruendo movida. E dove le norme poi non vengono rispettate. Il Comune avrebbe dovuto spiegare questa scelta ai cittadini, perché non avremo preso casa al centro storico».

Il gestore. Da parte sua il gestore della Iene Daniele Deiana non arretra di un centimetro: «Vi ricordate cosa erano Largo Pazzola e piazza Tola prima che aprissero i locali? Noi abbiamo ripulito il centro storico da tossici e sbandati. Siamo un baluardo di legalità. Ho dalla mia parte tantissimi residenti che mi chiedono di portare avanti la mia attività, perché facciamo cultura, 500 concerti, un bilancio superiore all’assessorato alla Cultura. Sarei curioso di fare un referendum per contare chi è contrario o meno alla chiusura delle Iene. Perché rispettare i limiti orari dell’ordinanza, cessare la musica a mezzanotte, significherebbe chiudere. Io mi opporrò legalmente a un provvedimento che ritengo incostituzionale, farò un accesso agli atti per vedere chi ha firmato l’esposto, e vorrò vedere se è in regola col rifacimento delle facciate e gli infissi con doppi vetri. Perché noi nel locale siamo a 87 decibel, su 90 consentiti, e non credo che sia un volume che possa arrecare disturbo in presenza di finestre chiuse e vetro camera. Quanto all’ordine pubblico spetta allo Stato. Io, dottor Deiana, più che lavarvi i portoni con la varechina, altro non posso fare».

Il sindaco. Tra i due fuochi c’è il Comune e il sindaco Sanna: «Le ordinanze e le regole intervengono quando il buon senso non basta a garantire una situazione di rispetto reciproco. Questo sta accadendo in alcuni casi al centro storico. L’ultima ordinanza serve a ristabilire un equilibrio tra diritto a svolgere intrattenimento e diritto al riposo. C’è una differenza sostanziale tra i locali notturni, come le discoteche, e i circoli culturali, e ai secondi non è consentito fare musica sino alle 6 del mattino, e di somministrare bevande sino all’alba. Alle volte i circoli si comportano come le discoteche, pur non avendo i requisiti di insonorizzazione e di sicurezza previsti per legge. Questo, in un contesto urbano come il centro storico, non è ammissibile».
 

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