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Perfugas, i novelli sposi dicono il fatidico sì nel pozzo sacro Predio Canopoli

Il matrimonio in uno dei siti archeologici più belli della Sardegna

PERFUGAS. Hanno voluto unire l’utile al dilettevole, il solenne all’originale. E lo hanno voluto fare in un giorno speciale, uno di quei giorni che vanno ricordati per sempre.

Così, Erica Ceccarelli e Antonio Forria, educatrice professionale lei, piccolo imprenditore dei trasporti lui, hanno deciso di far celebrare il loro matrimonio in uno dei siti archeologici più belli di tutta la Sardegna. Si tratta del pozzo sacro, attrazione simbolo del paese, che tanto Antonio quanto Erica conoscono bene, essendo rispettivamente di Laerru e Perfugas.

Del loro matrimonio, celebrato con rito civile, ci si ricorderà a lungo, essendo stato il primo ad avere avuto come location il pozzo sacro Predio Canopoli. Un vero privilegio, di cui potrebbero beneficiare anche altre coppie. Ovviamente per celebrare la loro unione in un sito archeologico così importante hanno dovuto chiedere le necessarie autorizzazioni alla Soprintendenza e al Comune. Concesse purché (questa era la condizione) si garantisse la salvaguardia del luogo.

«Ci sposiamo qui – ha spiegato Antonio, che con i suoi 39 anni ne ha sette più di Erica – perché sono appassionato di archeologia sarda e perché sarebbe stato anche un modo per far conoscere un posto tanto bello ai nostri parenti, molti dei quali son venuti dalla Penisola e da altri Paesi europei».

All’utile e all’originale si è così unito anche l’aspetto promozionale dell’evento, perché, decidendo di unirsi civilmente in matrimonio proprio in quel sito, Antonio ed Erica hanno dato anche il loro contributo a farlo conoscere a più persone. Il loro matrimonio è stato un evento anche per chi non era ufficialmente invitato. Non capita, in effetti, tutti i giorni di poter assistere ad un rito del nostro tempo in un luogo che richiama alla memoria un passato difficilmente immaginabile. Là dove Erica e Antonio hanno pronunciato il loro voto d’amore, altre figure, ben diverse da quelle del sindaco Dino Decandia che ha celebrato laicamente il matrimonio, officiavano riti che potevano avere a che fare con la dimensione sacrificale ed espiativa delle cerimonie di carattere religioso. Non è detto che i due sposi novelli ci abbiano pensato, e forse non lo faranno nemmeno durante il loro viaggio di nozze: quindici giorni in Giappone, al di là dell’Oceano, in una terra a lungo sognata, un po’ come il loro matrimonio nella sacra ara degli antichi nuragici.

Giuseppe Pulina