Borse di studio: «L’Ateneo come l’Ersu»

L’Università batte cassa con gli studenti: «Il rettore prima ci dà ragione, poi ci chiedono 900 euro»

SASSARI. Scherzi della burocrazia, dei rimpalli di responsabilità, e una buona dose di disinteresse. In mezzo ci sono loro, sei studenti rimasti senza borsa studio, finiti nel libro nero dell’Ersu e dell’Università. Il primo ha revocato il sostegno economico, la seconda invece ha battuto cassa. «Ho ricevuto la mail da parte dell’Uniss – si lamenta una studentessa – Medicina Veterinaria in Sanità Animale Allevamento e Produzioni Zootecniche mi chiede il pagamento della seconda rata delle tasse annuali di iscrizione. La bellezza di 899,88 euro. Tutto questo suona come una bella presa per i fondelli, soprattutto dopo l'articolo pubblicato dalla Nuova Sardegna in cui il rettore Carpinelli dichiarava che era in sostanza un'ingiustizia che l'Ersu ci revocasse la borsa di studio. Tutto mi sarei aspettata, tranne che l'Ateneo mi chiedesse questo importo. Mi sorge il dubbio che l’Università da un lato ci abbia dato ragione a mezzo stampa, per farsi bella davanti ai lettori, e poi ci abbia pugnalato alle spalle come l'Ersu». E prosegue: «Piuttosto che pagare la seconda, mi sarei aspettata che mi fosse rimborsata la prima rata di 1.400 euro che ho pagato al momento dell'iscrizione alla Scuola di Specializzazione». Tutto nasce da una presunta incongruenza amministrativa riscontrata dall’Ersu: gli studenti, che hanno concorso per ottenere la borsa di studio per l’anno accademico 2017/2018, sono risultati immatricolati al primo anno del corso di specializzazione in anni accademici precedenti (2015/16 e 2016/17) a quello di riferimento del bando (2017/2018), ma nonostante ciò iscritti al primo anno di corso nell’anno accademico corrente (2017/2018). «Gli studenti formalmente risultano quindi iscritti al primo anno come “ripetenti” – ha spiegato l’Eursu – e questo fatto preclude l’accesso alle borse di studio». Una conclusione che il rettore Massimo Carpinelli si era affrettato a smentire: «Tutti gli studenti e le studentesse non devono essere considerati ripetenti. L'università attesta a tutti gli effetti che gli specializzandi sono regolari e quindi la mancata attribuzione della borsa di studio comporterebbe per loro una penalizzazione economica, senza che essi abbiano alcuna responsabilità. L’incongruenza è dovuta unicamente alle normali procedure amministrative del Miur per questo tipo di scuole, imposte a livello nazionale
e non modificabili dai singoli atenei».

Due settimane dopo, l’Ateneo presenta il conto. «Ci sentiamo impotenti perché nessuno prende a cuore la nostra situazione – dicono gli studenti – abbiamo scritto anche alla Regione, ma non si è degnata di risponderci». (lu.so.)

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