Assenteismo, licenziati 4 medici

Undici dipendenti indagati a marzo per truffa e peculato. L’Ats: stiamo valutando le altre posizioni

SASSARI. Un comunicato aziendale stringato per annunciare una decisione molto severa: il licenziamento di quattro medici. Una tegola pesante che cade sulla testa dei professionisti finiti lo scorso marzo sotto la lente di ingrandimento della Procura di Sassari nell’inchiesta sui casi di assenteismo al poliambulatorio di Sorso. «L’Ats Sardegna-Assl Sassari comunica che l’Ufficio procedimenti disciplinari ha fornito un primo responso sui casi di assenteismo nel poliambulatorio di Sorso, decretando quattro licenziamenti per responsabilità disciplinari nei confronti di altrettanti medici. Sono ancora in corso le riunioni dello stesso ufficio per valutare eventuali responsabilità a carico delle altre sette persone coinvolte nelle indagini». Sono infatti undici gli indagati per truffa aggravata e peculato (tre sono infatti anche accusati di aver usato l’auto di servizio per impegni personali) tra medici e infermieri della struttura di via Sennori. Un centro che fornisce varie prestazioni specialistiche ma dove i carabinieri del Nas coordinati dal luogotenente Gavino Soggia avevano riscontrato «una notevole disinvoltura nell’assentarsi dal posto di lavoro, senza alcuna giustificazione». Ieri l’azienda ha comunicato il licenziamento di Gian Franco Pilo (ginecologo, 61 anni), Marco Antonio Guido (dirigente medico nel servizio Igiene e sanità pubblica, di 63), Stefano Giuseppe Palla (ugualmente dirigente medico nel servizio Igiene, 43 anni) e Fabio Fara (psichiatra, 61 anni).

Nei confronti di tutti i dipendenti il pm Cristina Carunchio aveva chiesto l’applicazione di misure interdittive: erano stati sospesi dal servizio per un mese i quattro medici e l’infermiere Vittorio Conti; per tre mesi Maria Rita Sini, operatore tecnico specializzato nell’ambulatorio del servizio Igiene e sanità pubblica, e Maria Rita Cossu, infermiera nel servizio Cure primarie (due giorni fa il Riesame ha respinto la richiesta dei loro avvocati di revoca della misura). Tutti – compresi gli altri indagati nei confronti dei quali il giudice aveva ritenuto di non dover applicare misure (che neppure erano state chieste dal pm) – erano accusati «di aver simulato la presenza in servizio, attestandola con il proprio badge personale, quando invece risultavano ingiustificatamente assenti».

I Nas avevano usato tre videocamere, due esterne puntate sui cancelli, e una interna e poi erano stati eseguiti pedinamenti e controlli. C’era chi andava nell’edicola della figlia
per aiutarla per poi tornare in ambulatorio dopo un’ora e mezza, chi usciva per andare al bar, chi risultava assente per malattia salvo poi essere ripreso in giro per il paese, chi mancava per due ore e andava nel negozio di frutta e verdura o in panetteria, chi in banca.



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