La mamma dal pulpito: «Ragazzi, restate uniti»

A San Gavino il dolore della città. In tanti non sono riusciti a entrare in chiesa L’accorato appello della madre di Alessandro agli amici disperati e in lacrime

PORTO TORRES. Una funzione religiosa celebrata sul filo della commozione e dei ricordi per un ragazzo pieno di vita, e che si è conclusa con l’esortazione della madre di Alessandro Ortu a non abbandonare gli insegnamenti della Chiesa e soprattutto a restare uniti. Una marea umana ieri mattina dentro e fuori dalla basilica di San Gavino per dare l’ultimo saluto ad Alessandro Ortu e per stare vicino al padre Gavino, alla madre Tina e ai fratelli Salvatore e Stefania.

Una tragedia che ha colpito tutta la comunità quella del giovane portotorrese morto nell’incidente di domenica pomeriggio mentre con la sua auto si stava recando al lavoro. «Mai come in queste occasioni sento la responsabilità del mio essere sacerdote – ha detto durante l’omelia don Mario Tanca – e della mia inadeguatezza davanti a un mistero così grande come la morte di un ragazzo: quando domenica mi è stata data la triste notizia della morte di Alessandro, ho elevato a Dio il mio pensiero di uomo. Perché Signore? Perche ce lo hai tolto? Perché lo hai tolto ai sui genitori, ai familiari, al fratello e alla sorella?».

Visibilmente commosso il parroco di San Gavino, mentre pronunciava quelle parole forti, ha stentato parecchio a non lasciarsi andare al pianto nel raccontare di quel ragazzino gioioso e disponibile che aveva conosciuto quando frequentava le scuole medie. «Altre volte – ha aggiunto don Tanca –, questa comunità è stata visitata dal dolore per la morte di un giovane. Non è passato molto tempo e le lacrime non si sono ancora asciugate».

Una predica che ha ripercorso la giovinezza di Alessandro: il gruppo di amici che si preparavano a ricevere il sacramento della Cresima e la sua maturità intellettuale e spirituale nei momenti dei campi estivi e in altre circostanze importanti. Le navate della chiesa romanica erano attraversate dal dolore di tutti i presenti, e il silenzio rotto solo dall’omelia. «Sono troppo crudeli le circostanze che hanno accompagnato questa morte – ha concluso il sacerdote – perché possano bastare le vuote parole degli uomini: se queste si frantumano in sillabe, perdendo vigore e significato, le parole di Dio hanno invece il potere di alleggerire l’enorme e sconfinato peso del dolore e illuminare di luce anche il mistero della morte».

Una messa sofferta quella del parroco - concelebrata con monsignor Salvatore Ruiu, don Diego Pinna, don Paolo Mulas e con il coordinatore diocesano don Francesco Marruncheddu – che a fine funzione ha portato ai familiari di Alessandro le parole di vicinanza del vescovo di Sassari Gianfranco Saba. Tutta la chiesa ha pianto quel giovane infaticabile che riusciva a coniugare studio e lavoro. Dopo il diploma al Nautico, l’iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza e da un paio di mesi il lavoro in un negozio di abbigliamento all’interno di Auchan.

Ora quel progetto si è interrotto bruscamente ma, come ha detto don Tanca ai giovani, «raccogliete il monito che viene dalla bara di Alessandro, vostro amico che ha conosciuto la notte prima della sera e trasformate la vostra vita in impegno costante di lavoro, di obbedienza, di sacrificio, di studio».
 

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