Marcia nella notte per la rinascita

Folla al pellegrinaggio guidato, per la prima volta nella storia della Curia, dall’arcivescovo

SASSARI. Un fiume di piccole luci avanza nella notte lungo la ex 131. Torce e telefonini ondeggiano al ritmo di passi ormai stanchi. Sono trascorse da poco le 3.30 quando centinaia di sassaresi fanno il loro ingresso a Porto Torres. A guidarli, per la prima volta nella storia del pellegrinaggio della notte che precede la Pentecoste, c’è l’arcivescovo in persona. Accanto a monsignor Gian Franco Saba cammina il rettore dell’Università Massimo Carpinelli.

Sabato notte la Chiesa e il Sapere laico hanno camminato fianco a fianco per quasi quattro ore lungo la 131, accompagnati per un lungo tratto dal sindaco di Sassari Nicola Sanna e accolti sul sagrato della basilica di San Gavino da quello di Porto Torres Sean Wheeler.

Un pellegrinaggio straordinario verso la tomba dei martiri Gavino, Proto e Gianuario (i cui simulacri ieri sera sono stati riportati in basilica con una solenne e affollata processione) al quale hanno partecipato centinaia di persone. Un atto di fede che quest’anno ha assunto un significato politico per la presenza attiva dell’arcivescovo che ha chiamato, ancora una volta, a raccolta istituzioni e rappresentanti della società. È stato un altro passo verso la creazione di un tavolo bipartisan per il nord Sardegna che monsignor Saba, al suo arrivo nella diocesi turritana, aveva proposto alle forze politiche e sociali con una lettera aperta di cui questo pellegrinaggio è una naturale conseguenza. I primi a raccogliere l’invito sono stati i giovani, tanti.

È nel senso simbolico dell’incamminarsi, richiamato dall’arcivescovo nella omelia prima della partenza dal duomo di San Nicola, che va cercata la novità di questa massiccia partecipazione. «Sono qui perché penso che si possa fare qualcosa per questa città» è stata la risposta di quasi tutti.

Scortato e “protetto” dalla polizia locale di Sassari, il corteo ha attraversato periferie urbane dove si sono infranti i sogni di uno sviluppo commerciale, ha costeggiato terre incolte che un tempo erano l’orgoglio contadino sassarese, ha respirato gli odori malsani della notte che sulla ex 131 diventa tenebra in alcuni tratti. «E invece bisognerebbe illuminarla tutta – ragiona l’ex senatore dem Silvio Lai – come se fosse una strada urbana». Perché in effetti lo è, questa lingua d’asfalto, una lunghissima strada urbana.

Nel silenzio della notte rotto dai latrati dei cani, che fanno il loro dovere di guardiani mentre il corteo sfila davanti ai cancelli di decine di ville, si constata che Sassari e Porto Torres sono davvero una sola grande area metropolitana. Una città diffusa.

Il corteo procede, cercando di restare compatto, osservato con stupore dagli automobilisti costretti a rallentare e a osservare con stupore questa folla che cammina nella notte. Quasi nessuno ha qualcosa da chiedere per sé ai Martiri. Non il giudice sassarese che derubrica la sua presenza a «un impegno fisico, una lunga passeggiata», ma poi precisa che «la gente ha perso il senso del camminare insieme». Non ha niente da chiedere, ma un ricordo prezioso da onorare, neppure il pensionato che partecipa al pellegrinaggio «da quando avevo sei anni. Mi portava mia madre e io ritorno ogni anno». Ritornano ogni anno anche un gruppo di amiche di Ossi. Tra di loro ce n’è una preoccupata di non farcela «perché ho un problema a un menisco – racconta – . Perché sono venuta lo stesso? Me lo sono chiesta anch’io e mi sono risposta “perché no?”. Ed eccomi qui». Non chiedono miracoli neppure i tanti, davvero numerosi quest’anno, giovani che hanno accolto l’invito di monsignore e che gli camminano accanto scherzando, parlando del più e del meno, cantando e pregando. Tra di loro c’è il futuro commercialista preoccupato perché è un po’ indietro con gli esami, la giovane laureanda in medicina che scherza con l’architetto di domani. La presenza delle ragazze
e dei ragazzi è il successo principale della iniziativa dell’arcivescovo. Dopo il solenne ingresso nella basilica che custodisce le tombe dei Martiri, gremita, nella sua omelia è proprio a loro che monsignor Saba rivolge un messaggio e l’esortazione a proseguire il cammino.



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