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Valorizzare il patrimonio locale per arginare lo spopolamento

CHEREMULE. Grande partecipazione a Cheremule al convegno sullo spopolamento. I giovani hanno discusso i tentando di dare soluzioni a uno dei problemi che affligge l’isola. «Siamo noi giovani le...

CHEREMULE. Grande partecipazione a Cheremule al convegno sullo spopolamento. I giovani hanno discusso i tentando di dare soluzioni a uno dei problemi che affligge l’isola. «Siamo noi giovani le vittime e i colpevoli dello spopolamento in Sardegna», ha detto Greta del Tecnico di Thiesi. «Dobbiamo essere educati alla cultura d’impresa» ha aggiunto Giovanni. E Simone Giuliani, presidente uscente della Consulta giovanile di Cheremule, ha detto fra gli applausi: «Vogliano conoscere il mondo ma desideriamo tenere le radici dove siamo nati. Un traguardo possibile se ci sarà anche il nostro impegno per costruire una Sardegna diversa da quella che le classi dirigenti ci hanno consegnato». È stato questo il leitmotiv del convegno “Nel mio paese vivo bene, ma”, organizzato dall’associazione culturale Tradizioni popolari, dal Comune (col sindaco Salvatore Masia) col finanziamento del Banco di Sardegna (rappresentato dal presidente Antonello Arru e dal direttore generale Giuseppe Cuccurese). Un convegno, nel centro culturale, più di proposta e per nulla di protesta e che per la prima volta (moderatore il giornalista Pier Giorgio Pinna) ha visto per protagonisti gli studenti e gli insegnanti dell’istituto tecnico di Thiesi rappresentati dal preside Antonio Ruzzu che si divide anche fra gli istituti superiori di Ozieri e Bono. Lo spopolamento - è stato rimarcato da tutti gli intervenuti e dai ragazzi delle medie di Cheremule - non è un fenomeno unicamente sardo ma riguarda le aree periferiche di tutto il mondo. È legato a fatti demografici «che non si risolvono per decreto». Sono i fatti sociali e dell’istruzione che vanno governati ed è ciò che manca in Sardegna dove ancora «il Consiglio regionale non ha dedicato al problema un attimo d’attenzione» hanno detto alcuni relatori dopo i saluti del presidente dell’Anci Emiliano Deiana e - per l’associazione Tradizioni popolari - di Giovanni Pala.

Il futuro? Passa per le risorse locali e per la valorizzazione del patrimonio archeologico del Meilogu («il 28,6 per cento – dato record in Sardegna - è nelle mani pubbliche» ha detto l’archeologa Antonietta Boninu sottolinenando «l’eccellenza di Cheremule»). Ma, hanno rimarcato gli studenti, «occorrono professionalità che non ci sono e va costruita una rete fra i Comuni di tutto il territorio con un’accoglienza adeguata». Hanno parlato l’economista Ferdinando Buffoni (“Dal mondo vedo il mio paese”), il sociologo Benedetto Meloni, il giornalista Giacomo Mameli e gli architetti di Sardarch Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu. Il direttore del Banco, Cuccurese, ha detto che «i soldi ci sono, mancano i
progetti che siamo pronti a finanziare»). Il presidente Arru, richiamandosi alla struttura dei nuraghi, ha invitato i Comuni a «fare rete per un grande progetto di restauro dei siti archeologici che possono essere una potente calamita di richiamo turistico».

Daniela Deriu

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