I ragazzi dello Spano e le storie di migranti che riempiono i cuori

La 2° A ha visitato per mesi i centri di accoglienza cittadini Il materiale raccolto partecipa a un concorso del Miur

SASSARI. Desmond ha due anni, gli occhi grandi e neri come due olive mature. Vincent, il fratellino, solo pochi mesi, avvolto in una tutina dorme tra le braccia di mamma Fatima. Nicolas, il papà, ha trovato lavoro a Sassari. Ora sono al sicuro, ma per loro è stata dura. Sono partiti dal Ghana attraversando l’Africa dentro un furgone diretto in Libia. Da qui, l’imbarco su una chiatta malsicura. Nel 2015 sono arrivati a Cagliari, poi a Cargeghe e quindi a Sassari. Devono la loro salvezza all’accoglienza delle autorità italiane, alla Caritas, che li ha ospitati, alla signora Lucia che con amore si è presa cura di loro.

Questa è solo una delle tante storie ricostruite dai ragazzi della 2° A del liceo scientifico Spano che per mesi hanno visitato i centri di accoglienza di Sassari per capire a fondo il fenomeno dei migranti. Hanno raccolto dati e testimonianze che hanno presentato mercoledì pomeriggio, nell’aula magna dell’istituto di via Monte Grappa, affiancati dalle loro insegnanti, Patrizia Beccari e Roberta Falchi, che li hanno seguiti da vicino. Di fronte a una platea numerosa, composta da compagni di scuola e genitori, hanno raccontato la loro straordinaria esperienza poi trasformata nel progetto “Io non discrimino, cerco di discernere” che partecipa a un concorso bandito dal ministero dell’Istruzione.

Parlando con gli operatori, con gli ospiti dei centri di accoglienza e con gli studenti delle scuole di italiano, hanno imparato quanto siano falsi i luoghi comuni che avvelenano i rapporti tra italiani e stranieri impedendo l’integrazione. Maria ha raccontato la storia di Nicolas e Fatima che un giorno hanno deciso di lasciarsi alle spalle i drammi di una terra lacerata e una parte della famiglia con la quale, in qualche modo, vorrebbero ricongiungersi. Per arrivare in Italia hanno attraversato il deserto del Sahara a bordo di un furgone e trascorso quattro giorni su un barcone assistendo perfino alla morte di alcuni compagni di viaggio. A Sassari è nato Desmond che Fatima aspettava durante il viaggio e quando la famiglia si è assestata è arrivato anche Vincent, il cui nome è un “tributo” alle suore di San Vincenzo.

Storie comuni a tante famiglie di migranti che scappano dalla guerra o dalla miseria per garantire un futuro ai loro bambini sperando nella generosità e nell’ospitalità di stati come quello italiano che non ha mai respinto, ma sempre accolto. I ragazzi della 2° A, una bella classe composta da 28 studenti, si sono divisi i compiti e se Giulio, Pietro e Dante hanno visitato l’hotel Pagi, a Predda Niedda, Francesco, Eleonora, Viola e Bianca sono andati al centro di prima accoglienza della Caritas per intervistare Gian Franco Addis che ha raccontato loro del progetto “Rifugiato a casa mia” varato con successo qualche anno fa. Aurora ha intervistato anche Michelle Kramer, di Theatre en vol, che ha lanciato la proposta di replicare il progetto nelle altre scuole contando sull’immediatezza dei ragazzi. Dante e il suo gruppo sono andati anche a Casa Somalia, ma i ragazzi della 2° A, impossibile citarli tutti, hanno sentito anche le vincenziane dei centri Caritas, rappresentate, mercoledì sera, da suor Angela. Hanno incontrato tanti migranti come Nicolas e Fatima che malgrado portino, a volte anche materialmente, i segni dei loro drammi sulla pelle, hanno tanta voglia di rimboccarsi
le maniche per ricominciare. «Una grande lezione – ha detto in chiusura la dirigente Maria Paola Curreli – che a prescindere dall’esito del concorso segna un risultato importante perché dal pregiudizio nasce l’intolleranza che impedisce la comunicazione e l’incontro con l’altro».

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