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Sequestro Pinna, confermati 25 anni di carcere per Faedda

SASSARI. La conferma della condanna a 25 anni di reclusione è arrivata dopo dodici ore di camera di consiglio, un tempo sicuramente lungo per una sentenza di Cassazione. Alla fine i giudici della...

SASSARI. La conferma della condanna a 25 anni di reclusione è arrivata dopo dodici ore di camera di consiglio, un tempo sicuramente lungo per una sentenza di Cassazione. Alla fine i giudici della Suprema corte hanno deciso – sulla stessa linea dei colleghi della corte d’assise d’appello di Sassari – che Antonio Faedda, 46 anni, di Grosseto ma residente a Giave, deve scontare 25 anni di carcere. Si tratta del processo nato dal secondo filone dell’inchiesta sul sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna.

Il verdetto arriva a poco meno di un anno da quello di secondo grado: anche in quel caso c’era stata la conferma della pena inflitta all’imputato in primo grado dai giudici della corte d’assise. Era il 3 dicembre del 2015.

L’avvocato difensore Gian Marco Mura si è battuto nei tre gradi di giudizio per evidenziare quelle «troppe zone grigie» che a suo dire offuscavano questa brutta vicenda, e lo ha fatto anche martedì mattina parlando per due ore davanti ai giudici di Roma. Ha ripercorso tappe e ruoli, ha ancora una volta portato alla luce i tanti dubbi: «Resta un velo di delusione – il commento del legale – le sentenze di primo e di secondo grado non avevano a nostro avviso chiarito quelle che io chiamo “zone grigie” e che si riferiscono all’accertamento dei fatti. Speravamo che accadesse questa volta, non resta che aspettare di leggere le motivazioni della sentenza per capire meglio cosa ha portato i giudici a confermare la condanna». Il 12 luglio sarà la volta dell’altro imputato: Giovanni Maria Manca (condannato in appello a 28 anni). «Se Giovanni Maria Manca ha organizzato il sequestro – aveva detto il pg Pintus nella sua requisitoria a luglio del 2017 – certo è che Antonio Faedda è il suo primo interlocutore. A lui fa la prima chiamata quando parte il rapimento di Titti Pinna». (nadia cossu)