Alghero, dipendente della Sogeaal “spiato”: tre indagati

Il lavoratore era in malattia. Imputazione coatta per un investigatore privato e due manager della società di gestione dell'aeroporto

SASSARI. Se l’investigatore privato non avesse usato lo zoom della sua macchina fotografica non sarebbe mai riuscito a immortalare quell’uomo nel giardino della sua abitazione. Perché ciò che stava facendo non era visibile a chiunque si trovasse a passare lì vicino. Ed è anche per via di questo particolare – ossia la strumentazione utilizzata dal professionista – che si configura per il gip il reato previsto dall’articolo 615 bis del codice penale: interferenze illecite nella vita privata.

Quell’investigatore – che fotografò un dipendente della Sogeaal (in malattia) per conto dell’azienda – in sintesi violò il diritto di riservatezza che a ogni persona deve essere garantito nella propria abitazione e nelle sue pertinenze. Le foto, come era stato accertato durante le indagini, furono «scattate a una distanza di circa 70 metri» e questo dimostrerebbe «che le scene di vita – scrive il gip Carmela Rita Serra – sono state ritratte con particolari strumenti ausiliari per la captazione delle stesse (lo zoom), in assenza dei quali sarebbero invece state sottratte alla normale osservazione dall’esterno». E sulla base di questa considerazione il giudice ha ordinato al pm – che aveva chiesto l’archiviazione – l’imputazione coatta dell’investigatore privato Gavinuccio Mandibola e di Mario Peralda e Giovanni Tolu, rispettivamente direttore generale e responsabile del personale della Sogeaal, la società che gestisce l’aeroporto di Alghero, difesi dall’avvocato Ettore Licheri. Gli atti sono quindi tornati nell’ufficio del pm Giovanni Porcheddu che ora dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

La vicenda giudiziaria che ha come protagonista un lavoratore di 63 anni era approdata in precedenza anche al tribunale civile. Tutto è cominciato nel 2014 quando in seguito a un periodo di malattia per una depressione l’azienda incarica un investigatore privato perché “certifichi” come il dipendente passa le sue giornate. Una volta entrati in possesso del materiale fotografico – che riprende l’uomo mentre svolge dei lavori con un trattore nel terreno intorno a casa – Peralda e Tolu lo sospendono dal servizio. Il provvedimento viene però impugnato dagli avvocati Edoardo Morette e Giuseppe Lay. A quel punto la Sogeaal ricorre al giudice del lavoro che – sulla base delle argomentazioni fornite dai difensori – rigetta la richiesta di sospensione dal servizio e ordina la riammissione al lavoro del dipendente perché, contrariamente a quanto sostenuto dall’azienda, il fatto che l’operaio svolgesse quei lavori in casa non pregiudicava o aggravava la patologia – che era di natura psichica (depressione) – per la quale aveva preso un periodo di malattia.

Parallelamente scatta la denuncia penale per l’interferenza illecita nella vita privata. Al termine delle indagini il pm chiede l’archiviazione, il legale si oppone producendo anche una sentenza del 2012 della Cassazione e il giudice dispone l’imputazione coatta. «La decisione del gip conforta la nostra tesi – il commento
dell’avvocato Edoardo Morette – e cioè che deve esserci un limite all’attività dell’investigatore privato e un limite all’esercizio dei poteri di controllo del datore di lavoro. La Cassazione è d’accordo con noi, vediamo se lo sarà anche il Tribunale».

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