Sassari, addio a Bruno Porcu: custode di incontri e di speranza

È stato tra i fondatori di Mondo X Sardegna insieme a padre Morittu, sempre dalla parte degli ultimi

SASSARI. Una fede semplice, essenziale, su misura. Una scelta di campo, di stare dalla parte degli ultimi, dei più disgraziati, di coloro che fanno fatica a trovare la strada. E Bruno Porcu per 35 anni è stato umile servitore, ha aperto mille porte e incontrato centinaia di persone smarrite. L’ “orso buono” si è fermato solo quando l’ultima forza l’ha abbandonato, ma non è stata una resa. Ha cominciato il suo nuovo viaggio pensando al futuro, guardando oltre e lasciando una speranza forte.

Bruno, 67 anni, pilastro portante di Mondo X Sardegna - tra i co-fondatori insieme a padre Salvatore Morittu del quale è diventato primo collaboratore - si è spento dopo due anni di combattimento con «l’alieno che era in lui». Aveva un sacco di cose da fare Bruno, per gli altri. Instancabile custode di incontri, come ha detto ieri al funerale nella chiesa di San Pio X a Li Punti padre Salvatore Morittu. Ma anche custode di fragilità. «Bruno non ha scelto un volontariato chic – ha detto padre Salvatore – , lui ha scelto di stare nella frontiera dura, quella più difficile: camminare quotidianamente in un asfalto oleoso, perché così è spesso l’umanità che si intercetta». Non è stato tanto cominciare, quanto restarci. Perché l’euforia iniziale ti carica, poi conta starci dentro, sino alla fine.

Un lungo viaggio, cominciato quando tutto era ancora in bianco e nero e i sogni erano il sale delle battaglie quotidiane per la vita, ma i colori dovevano ancora arrivare. Bruno se l’è fatta tutta la strada, un volontario con i calzoni rattoppati e il cuore aperto. Lui se ne usciva sempre con una soluzione: «Anche di fronte a problemi molto seri – ha detto padre Salvatore – lui riusciva sempre a trovare la frase adatta, quella battuta condita con raffinata filosofia cionfraiola che ti permette di trovare la luce». Sassari e la Sardegna devono a Bruno Porcu il raggiungimento di grandi traguardi. Grazie anche a lui è nata la prima Casa famiglia per malati di Aids. A S’Aspru, comunità di vita, frontiera di sofferenza, ha lottato in prima linea. Ha incontrato infiniti volti (quelli visti ieri al funerale, tanti), ha abitato tutti gli ambienti: dalle istituzioni più alte, alle periferie
più isolate e al carcere. Con tutti si trovava bene. «Oggi Bruno ha bisogno di noi – ha concluso padre Salvatore – deve sapere che con la sua morte tutto ciò che ha fatto non finisce. Bisogna rimboccarsi le maniche per condividere e portare avanti speranza e futuro». (g.b.)

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