Ciminiera demolita, al via le verifiche sulle polveri

I tecnici dell’Arpas da ieri stanno acquisendo i dati delle centraline 

SASSARI. La ciminiera sembra un lungo serpente spalmato per terra. È ancora lunga 150 metri, ma dopo il tonfo si è sgretolata al suolo. L’area è ancora interdetta, e le uniche presenze autorizzate sono i tecnici dell’Arpas. Stanno acquisendo i primi dati rilevati dalle centraline che misurano le particelle disperse nell’aria. C’è il monitoraggio prima della deflagrazione, quello durante il polverone, quello immediatamente dopo il crollo, e anche nelle ore successive. In questa maniera, cioè calcolando la differenza nelle misurazione tra il prima e il dopo, si potrà quantificare il livello di inquinamento che l’abbattimento della torre può aver generato. Naturalmente le centraline di rilevazione non sono localizzate solamente nell’area antistante gli impianti di Fiume Santo, ma sono dislocate in un’area che da Stintino si allunga sino a Castelsardo. Se si fossero disperse delle micropolveri nocive per la salute, i sistemi di monitoraggio dell’Arpas sono in grado di captarle.

La seconda fase riguarderà lo smaltimento delle macerie del fumaiolo. La ditta Ave, che si occuperà delle operazioni, ha assunto un ingegnere ambientale locale che coordinerà i lavori. La durata della bonifica dovrebbe richiedere un paio di mesi.

Innanzitutto verranno separati i materiali. L’acciaio e il ferro da una parte, i mattoni refrattari e il cemento dall’altra, e via dicendo. Dopodiché si va avanti con la triturazione. Ogni elemento verrà poi portato in un laboratorio di analisi, per capire se potrà essere immesso nella filiera del riciclo, o se invece la sua destinazione dovrà essere la discarica.

Il controllo di tutte le operazioni sarà di competenza della Provincia.

Per ora la procedura di demolizione è andata come da progetto. Nel senso che le microcariche hanno generato un crollo controllato, e la torre di 150 metri è caduta al suolo esattamente nel punto previsto. Per ammortizzare l’impatto era stato predisposto un letto di argilla, e una parte consistente del polverone che si è sollevato si deve proprio a lo spesso strato di terra. L’utilizzo di esplosivo resta pur sempre un sistema superato per le demolizioni degli impianti industriali, ma tutti gli enti preposti al controllo ambientale e alle operazioni di bonifica, hanno convenuto che le microcariche di dinamite restavano il metodo più sicuro e praticabile. Infatti secondo la relazione tecnica presentata da Eph, la ciminiera era già deteriorata e compromessa, con il crollo interno di ampie porzioni di materiale refrattario. I filmati effettuati con l’ausilio dei droni sulla cima del comignolo, ovvero il segmento più danneggiato, hanno convinto gli enti di controllo a scartare il progetto originario di demolizione. Consisteva nell’uso di una sorta di macchinario grattugia, che partendo dalla cima avrebbe consumato la ciminiera come una candela. I detriti e la polvere sarebbero finiti all’interno del manufatto anche per mezzo di adeguate schermature durante le operazioni. Si tratta sicuramente di un sistema più innovativo e attento all’impatto ambientale, ma anche molto più lungo e oneroso. Per smaltire la torre da 150 metri sarebbero occorsi circa tre mesi.

Il problema è che le condizioni di deterioramento
dei materiali avrebbero potuto comportare dei rischi. L’ipotesi di eventuali cedimenti o crolli durante la triturazione era da tenere in seria considerazione.

Per questo, il vecchio sistema dell’esplosivo, è stato ritenuto la soluzione più ragionevole. (lu.so.)

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