Incarichi e favori, assolti 4 funzionari del Comune di Sassari

La corte d’appello li aveva condannati ribaltando il verdetto di primo grado. La Cassazione ha annullato senza rinvio. La difesa: è stata fatta giustizia

SASSARI. Annullamento senza rinvio della sentenza d’appello «perché il fatto non sussiste». Che tradotto significa la fine di un incubo giudiziario che andava avanti dal 2013 per i quattro imputati Claudio Castagna, all’epoca dirigente del settore Progettazione e direzione lavori pubblici del Comune di Sassari, sua moglie Cristina Sirigu, architetto, e i due funzionari pubblici Angela Maria Maccioni e Roberta Omoboni, tutti accusati di concorso in abuso d’ufficio.

A reato già prescritto la corte di Cassazione – ritenendo fondati tutti i motivi del ricorso – mette la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria che in primo grado si era conclusa con un’assoluzione, in appello invece la sentenza era stata ribaltata con una condanna per quattro imputati, il quinto (Maurizio Pinna Nossai) era l’unico a esser stato assolto anche in secondo grado. Verdetto che ora la suprema corte di Roma ha annullato definitivamente escludendo la sussistenza del reato e, di fatto, confermando che i funzionari agirono nella piena correttezza.

A maggio dell’anno scorso i giudici della corte d’appello (presidente Plinia Azzena, relatore Gianni Delogu) avevano condannato Castagna a un anno e Sirigu, Maccioni e Omoboni a 8 mesi. L’inchiesta ruotava intorno a presunte irregolarità nell’affidamento degli incarichi per la progettazione dei lavori al pattinodromo di Sassari e la ristrutturazione del campanile di Sant’Apollinare. Lavori che sarebbero stati affidati alla compagna di Castagna il quale, secondo la Procura, avrebbe avallato due varianti che avrebbero consentito ingiuste lievitazioni degli onorari di lei. E per questo motivo il dirigente era finito sotto inchiesta insieme a sua moglie e ai tre funzionari che per l’accusa avevano in qualche modo avuto un ruolo nelle procedure per gli incarichi. Il pm Scalas aveva chiesto la condanna a un anno e mezzo per Castagna (assistito dall’avvocato Nicola Satta) e a un anno per gli altri quattro imputati difesi da Marco Costa (la Sirigu), Paola Milia (Omoboni), Gianluigi Mastio (Maccioni) e Pierluigi Carta (Pinna Nossai). Ma i giudici li avevano assolti.

Nell’inchiesta, la Guardia di finanza si era concentrata come prima cosa sulla data del matrimonio del dirigente con l’architetto, nel 2006: pochi giorni prima Castagna avrebbe firmato una determinazione dirigenziale con la quale – dopo aver consultato cinque professionisti – aveva affidato alla fidanzata (e “prossima” moglie) l’incarico per la progettazione e il coordinamento della sicurezza. A cantiere aperto il Comune aveva dato il via libera a due varianti – la prima accordata dallo stesso Castagna – che per il consulente del pm erano dovute a «errori e omissioni di progettazione della Sirigu». Accuse smontate dalla difesa e dal sostituto pg della Cassazione, Pietro Gaeta, che nella requisitoria ha chiesto che la corte suprema non si fermasse a dichiarare il reato prescritto ma andasse a fondo. Gaeta ha definito «un caso limite» quello per il quale sono finiti a processo gli imputati sassaresi e ha avuto parole forti anche per la sentenza d’appello a suo dire «ispirata alla logica del sospetto».

«La sentenza di secondo grado ci aveva sorpreso
moltissimo e per questo siamo stati fermi nella decisione di andare in Cassazione – il commento dell’avvocato Nicola Satta – E ne avevamo ben ragione, ieri abbiamo avuto la prova». Soddisfatto anche l’avvocato Mastio: «Una decisione che ribadisce l’assoluta correttezza dei funzionari».

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