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«Sei grasso e puzzi» maestra di Nulvi finisce a giudizio

L’insegnante, dopo la denuncia dei genitori, è stata sospesa Due mamme: i nostri figli agitati, di notte avevano gli incubi

SASSARI. «Sei grasso», «puzzi come un topo irlandese», «andrai all’inferno col diavolo e non vedrai più i tuoi genitori». Un elenco di accuse da far venire i brividi quelle contenute nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Sassari per un’insegnante della scuola primaria di Nulvi accusata di maltrattamenti nei confronti di un bambino di seconda elementare. Lo avrebbe «deriso perché “grasso” e miope, sgridato spesso senza ragione, stringendogli il collo e le guance – scrive il pm – fino a provocargli degli arrossamenti, impedendogli di andare in bagno fino a fargli fare la pipì addosso, impedendogli di bere, dicendogli che “puzza come un topo irlandese” e che andrà all’inferno col diavolo e non vedrà più i suoi genitori».

Accuse che hanno fatto finire a processo Tonina Pinna, 60 anni, di Chiaramonti. L’insegnante quando la vicenda era venuta a galla – si parla del 2012 – era stata sospesa e da allora non ha più ripreso servizio. Ieri mattina, davanti al giudice monocratico Teresa Lupinu, si è tenuta l’udienza durante la quale sono state sentite le mamme di due bambini che all’epoca erano compagni di classe della presunta vittima di maltrattamenti. Le due testimoni hanno risposto alle domande del pubblico ministero Cristiano Idini e hanno confermato le dichiarazioni rese allora ai carabinieri della stazione di Nulvi. «Sì, sono passati molti anni ma ricordo bene che i bambini erano spaventati – ha detto una delle due – Quando i nostri figli ci hanno raccontato quello che la maestra diceva al loro compagno ci siamo confrontati tra genitori e siamo andati dai carabinieri. Io da quel momento ho ritirato mio figlio, durante le sue ore di lezione lo portavo via». Le mamme hanno riferito in aula ciò che avevano sentito dire dai loro figli e questa sarà una delle chiavi difensive dell’avvocato Claudio Mastandrea nominato come legale di fiducia dall’imputata: «Ci si basa su parole riferite da terzi» ha spiegato l’avvocato. «Mio figlio era agitato e di notte aveva sempre gli incubi – ha raccontato ancora la testimone – si agitava sempre quando mi raccontava quello che succedeva in classe e le parole che la maestra Pinna rivolgeva al suo compagnetto».

Parole confermate anche dalla seconda mamma sentita ieri mattina in aula: «Mio figlio mi diceva che la maestra era strana, i bambini sostenevano che l’insegnante avesse preso di mira il loro compagno perché era grasso. Quando mangiavano in mensa lei poggiava le bottigliette dell’acqua degli alunni per terra sotto la sua sedia e se volevano bere dovevano per forza chiedere a lei di poter versare l’acqua nel bicchiere».

Nella denuncia che la mamma del bambino presunta vittima della Pinna presentò ai carabinieri, la donna raccontò che il figlio le aveva riferito che la maestra «lo metteva ultimo della fila e a tutti diceva che gli ultimi erano grassi e quindi puzzavano, puzzavano come i topi irlandesi». Un altro giorno la maestra in corridoio «gli aveva fatto vedere il dito medio». Esasperata, la mamma un giorno chiese conto all’insegnante di queste parole, soprattutto del perché dicesse al bambino che era grasso. «Lei rispose che i bambini dovevano imparare ad accettarsi per quello che erano».

Nella prossima udienza, fissata a novembre, ci sarà l’esame dell’imputata.