Tutti da Vittorio Emanuele il patrono dei maturandi

Oltre cento studenti delle quinte della città hanno fatto i tre giri del monumento. La traccia più gettonata è quella della propaganda: molti hanno citato Salvini

SASSARI. Va bene studiare, ok ripassare, ancora meglio leggere i giornali, guardare i tiggì e frugare su internet. Ma anche la componente C non deve essere trascurata dal provetto maturando. Un pizzico di fortuna fa sì che quella collinetta della vita chiamata compito di italiano, possa declinare in una discesa docile e svelta. Così ogni alunno, prima di vidimare questo passaggio dall’adolescenza all’età adulta, si è raccomandato con il fato e con Vittorio Emanuele II, da qualche anno santo patrono dei maturandi.

Martedì notte 19 giugno, dalle 21 sino a oltre mezzanotte, almeno 300 ragazzi, intere classi, hanno celebrato il tradizionale rito scaramantico. I compagni hanno poggiato le braccia ciascuno dietro il collo dell’altro, hanno fatto una fila spalla a spalla, e hanno fatto i tre giri attorno al monumento. I primi due camminando, e il terzo di corsa. E chi arriva prima si becca 100. Gran finale poi con “Notte prima degli esami” a squarciagola. Molti hanno condiviso questo attimo su Instagram: una gara da finire col fiatone, come in questa volata scolastica che taglia uno dei primi traguardi della vita. E per qualcuno, in effetti, le raccomandazioni di San Vittorio Emanuele II hanno funzionato eccome.

Tipo Federica Rosa, classe quinta C del Canopoleno. «Appena ho visto la traccia dell’ambito storico-politico sul tema “masse e propaganda”, ho tirato un sospiro di sollievo. Mi è andata davvero bene, perché la tesina che avevo preparato e consegnato era proprio su questi argomenti. Ho parlato di regimi totalitari, ho analizzato la campagna di comunicazione nel nazismo e nel fascismo, e poi non potevo non fare un riferimento all’attualità con la politica di impatto avviata da Salvini. E infine ho concluso con una riflessione sulla psicologia delle masse.

La sua compagna, Giorgia Ferreri, invece si è buttata sul tema di ordine generale, che si focalizza sul principio dell'eguaglianza formale e sostanziale nella Costituzione. «In quello che scrivo mi piace dare un taglio personale, metterci un po’ della mia esperienza. Ho immaginato di essere una immigrata libanese che si trova da tredici anni in Italia e ancora non è riuscita ad ottenere la cittadinanza. Da qui ho provato a descrivere come possa sentirsi questa ragazza, come vive la sua condizione di diversità sotto il profilo dei diritti sanciti ma non riconosciuti. Ho allargato il discorso alla condizione degli immigrati, e al fatto che in Italia spesso ci si dimentichi che sulle navi prima ci siamo saliti noi. E ho concluso con la metafora della fattoria degli animali, dove l’eguaglianza c’è, ma ci sono sempre specie trattate diversamente».

Alle 13 il portone del Liceo Azuni, libera ancora gli studenti col contagocce. C’è sempre una certa apprensione nel sbrigare questa pratica, nel lasciare dalle mani un foglio che sembra pesi come un macigno. Ma Giovanni Fadda, quinta C, ha riempito quattro facciate in tutta scioltezza. «Anche io ho scelto il tema sulla propaganda e dopo un’ora avevo già finito – racconta – ci ho messo di più a riscriverlo in bella copia. E poi mi sembrava brutto andarmene subito, così sono rimasto ancora un po’ a far finta di rileggere».

Escono altri compagni, un po’ curvi dal peso del vocabolario, ma soprattutto dal peso di una giornata che non dimenticheranno mai. Anche Elena Corso della quinta O ha beccato la traccia che aveva sviluppato nella tesina. E questa volta non c’è lo zampino di Vittorio Emanuele, perché lei è una delle pochissime studentesse che non ha obliterato il cartellino con la fortuna. «Ho preferito dormire qualche ora in più, piuttosto che andare in piazza. Ho iniziato il tema con il concetto che la propaganda migliore è quella che si insinua senza essere percettibile. Poi ho parlato del culto del leader e della personalità. Ero molto tentata a fare dei riferimenti con l’attualità,

i parallelismi ci sono tutti. La traccia citava anche la figura del nemico, e oggi sappiamo quanto il migrante venga dipinto come la causa di tutti i mali. Ma ho preferito non rischiare, ho dato un’impostazione storica. Non volevo andare fuori tema».


 

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