Sirio 2, lo “scontro” ora si sposta dentro il Pd

Messi al sicuro progetto e fondi si apre il confronto tra chi vuole la variante e chi la considera inutile

SASSARI. Sirio, dopo la tappa cagliaritana dell’altro ieri che ha rimesso il progetto del secondo e terzo lotto sui binari, riprende la direzione di Sassari, e si prepara ad affrontare un tracciato pieno di curve. Il patto, che Regione, Arst e Comune hanno tolto dal cilindro dopo settimane ad altissima tensione, ha infatti il grande merito di segnare alcuni punti fermi che di fatto mettono in sicurezza i 32 milioni di fondi. Il primo è che il soggetto appaltante sarà la Regione tramite la sua controllata Arst, che si occuperà di redigere il progetto preliminare e con quello bandire i lavori. Il secondo è che l’Arst procederà fin da subito a mettere all’opere i suoi ingegneri sul tracciato a sua disposizione dal 2014, parte integrante del Puc e quindi già corredato di tutte le autorizzazioni necessarie, e ribadito nell’ultimo patto per la Sardegna del maggio 2017. L’accordo però lascia aperta la possibilità al Comune di mettere in piedi un’eventuale variante, a patto che sia approvata e, dopo aver passato tutte le verifiche di coerenza, pubblicata nel Buras, in tempi utili, e cioè entro ottobre.

E qui la faccenda si complica. Tolta dal tavolo la pistola carica della perdita dei finanziamenti Sirio si avventurerà nei tortuosi meandri della complessa dialettica di maggioranza, e dell’ancora più complesso rapporto tra il sindaco Sanna e il suo partito: il Pd. La palla è già in campo, con una direzione cittadina convocata per lunedì, dedicata proprio a Sirio. Buona parte del partito, sostanzialmente, sostiene che avventurarsi in una corsa a perdifiato per cambiare il tracciato sia inutile, e che questo sia scritto a chiare lettere nel patto di fine mandato con cui si è chiusa l’ultima crisi. Meglio far finire progettazione e bando, ed eventualmente intervenire per “cassare” il maxi ponte sulla 131 a cantieri aperti. Assolutamente contrario Sanna, che la sua “variante di compromesso” l’avrebbe già voluta dentro il primo progetto Arst. E che venderà cara la pelle.
Terzo incomodo: un crescente gruppo di esperti e cittadini che chiede di rivedere pesantemente l’intero progetto, tornando al dettato del Piano urbano della mobilità che prevede il riutilizzo della ferrovia esistente, e non il suo “scavalcamento”, per unire l’area vasta. (g.bua)

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