Borse di studio più ricche e aumentano i beneficiari

La Regione porta le risorse da 3 a 13 milioni, assegno annuale da 5200 euro

CAGLIARI. C’è un record di cui la Sardegna può davvero vantarsi: Cagliari e Sassari saranno le due università italiane che, in percentuale, pagheranno più borse di studio rispetto al totale degli studenti. Con l’ultimo finanziamento della Regione, cresciuto dai 3 milioni del 2017 ai 13 milioni attuali, e dopo aver ricalcolato soglie e importi dell’assegno annuale, il 25 per cento dei 39mila iscritti dei due atenei avrà a questo punto la certezza della borsa di studio. Al secondo posto, in questa speciale classifica, c’è il Piemonte, ma con un distacco di oltre dieci punti dalla Sardegna. «La nostra è una risposta diretta e assoluta al sacrosanto diritto allo studio», ha dichiarato per primo il presidente della Regione Francesco Pigliaru, con subito dopo il rettore Maria Del Zompo, Cagliari, che ha aggiunto «faremo un salto di qualità enorme», e infine Antonello Cannas, per l’occasione portavoce del rettore Massimo Carpinelli, Sassari: «Dal prossimo anno, daremo molte più possibilità ai giovani sardi di studiare nella loro terra». Oltre all’assessore all’istruzione, Giuseppe Dessena, e al consigliere regionale del Pd Roberto Deriu, è stato lui a insistere perché aumentasse il finanziamento, a dimostrarsi più che soddisfatti per il «l’ottimo risultato raggiunto» sono stati gli studenti. Hanno vinto, come loro stessi hanno ricordato, una lunga battaglia: «All’inizio, non siamo stati ascoltati, poi la politica ha capito che avevano ragione e oggi possiamo dire di aver vinta tutt’insieme». Soprattutto perché, compreso lo stanziamento della Regione, per le borse di studio alla fine ci saranno a disposizione ben 40 milioni se nel calcolo sono sommati anche i fondi nazionali, quelli europei e la quota pagata dagli altri studenti con le tasse universitarie. Per rimanere ancora sui numeri: se nel 2014 i beneficiari erano stati solo 4mila studenti, nel prossimo anno accademico saranno oltre 9mila. Più del doppio e con un aumento considerevole anche rispetto 2017-2018, quando erano stati poco più di 8mila, e tra l’altro è stato quello il secondo anno consecutivo in cui comunque nessuno degli aventi diritto è rimasto escluso.

Le novità. Al di là della cifra complessiva per le borse di studio, rispetto al 2018 sono queste le grandi differenze. Con due delibere, la Regione ha sollevato il tetto del reddito massimo per cui potrà essere presentata la domanda: da 20mila è passato a 23mila e quindi aumenterà di sicuro la platea degli studenti che potranno richiedere la borsa di studio. Seconda novità: l’assegno annuale sarà di fatto quasi raddoppiato, passando da circa 3mila euro, erano troppo pochi, ad oltre 5mila e 174 euro per gli studenti fuori sede. Aumenteranno anche altri due assegni-premio: sono quelli per i pendolari (arriveranno a 2.852 euro) e quelli a destinati agli studenti in sede (poco più 1.950 euro). I bandi saranno pubblicati a breve dagli Ersu di Sassari e Cagliari.

Tutti soddisfatti. Pigliaru l’ha confermato: «L’istruzione è stata e continuerà a essere la nostra guida e per governare i cambiamenti socio-economici che attraversiamo. Ribadiamo che è questo il nostro strumento primario per costruire il futuro dei nostri ragazzi e quindi di tutti noi. Vogliamo che l’accesso alle Università sia d’ora in poi sempre più facile». Per l’assessore Giuseppe Dessena «abbiamo raggiunto l’obiettivo che come centrosinistra ci eravamo prefissi e confermiamo che siamo riusciti a dare una risposta concreta alle richieste degli studenti». Il consigliere regionale Roberto Deriu ha aggiunto: «Non abbiamo compiuto solo un salto in avanti nei finanziamenti, ma soprattutto è cambiato in meglio l’approccio della politica verso il diritto allo studio». Poi è stata la volta del rettore Maria Del Zompo: «Siamo l’ateneo che qualitativamente cresce di più in Italia anche nella ricerca. Sappiamo che iscrivere i figli all’università è per le famiglie un costo pesante, ma l’aumento delle borse di studio aprirà le porte a molti più studenti».
Per Antonello Cannas ad aver funzionato è stato un perfetto gioco di squadra: «Il traguardo è stato raggiunto insieme dalla politica e dalle università. Ma va detto che il contributo appassionato degli studenti è stato determinante per conquistare un record di cui andiamo fieri».

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