“Bernardina” torna a nuotare libera nelle acque del Parco dell’Asinara

L’animale era finito accidentalmente nella rete di un pescatore, circa due mesi fa, e dopo le cure dei veterinari e dei biologi marini del Centro recupero tartarughe marine dell’Asinara è stata rilasciata nel mare cristallino dell’isola-parco

SASSARI. «È stata una giornata speciale ed emozionante» ha dichiarato Carmelo Spada, delegato Wwf per la Sardegna. Ma la più emozionata di tutti era senz’altro lei, Bernardina, venti chili di puro godimento in ottanta centimetri di corazza. Ieri Bernardina - così è stata chiamata la tartaruga del genere caretta caretta- ha ritrovato la libertà. L’animale era finito accidentalmente nella rete di un pescatore, circa due mesi fa, e dopo le cure dei veterinari e dei biologi marini del Centro recupero tartarughe marine dell’Asinara è stata rilasciata nel mare cristallino dell’isola-parco. Alla liberazione della tartaruga nel suo ambiente naturale hanno assistito tanti bagnanti emozionatissimi per l’evento. Grazie all’azione degli operatori. la tartaruga di oltre 20 chili e 80 cm di lunghezza è stata adagiata sull’arenile e subito dopo ha riconquistato il mare. Prima della liberazione, i responsabile dell’Area marina e del Centro recupero tartarughe dell’Asinara, hanno raccontato che spesso questi animali ingeriscono plastiche scambiandole per le meduse di cui si nutrono. Ciò può comportare agli animali vari problemi che possono determinare anche la morte. Prima della liberazione, a “Bernardina" è stata applicata una targhetta identificativa che consentirà di seguire, in futuro, i suoi spostamenti.

E alla liberazione della tartaruga, in qualche modo si lega la campagna del Wwf sull’inquinamento da plastica nel Mediterraneo e negli Oceani. L'inquinamento da plastica - ha dichiarato Carmelo Spada Delegato Wwf per la Sardegna - è un problema globale causato dall’eccessivo consumo di plastiche e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti. L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo e solo in Italia ogni anno si consumano solo di imballaggi 2,1 milioni di tonnellate di plastica. L’Italia ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal primo gennaio 2011, dall’inizio del
2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica per gli alimenti, dal primo gennaio 2019 sarà vietato l’uso di cotton fioc non biodegradabili e dal primo gennaio 2020 le microplastiche nei cosmetici. Ma non basta, per salvare le spiagge e i mari serve di più ed è necessario agire subito.

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