Investe e uccide un cagnetto, automobilista di Sennori condannato a 5 mesi

Il meticcio di un anno era stato travolto davanti agli occhi della padrona. Il conducente dell'auto, secondo i testimoni, avrebbe ammazzato l’animale di proposito

SASSARI. Quello accaduto la mattina dell’11 aprile di quattro anni fa non sarebbe stato un incidente, ma un atto volontario e forse addirittura premeditato. Non fu una fatalità a far finire Simba, un meticcio di un anno che scodinzolava a pochi centimetri dal cancello della casa dei suoi proprietari in via Cesare Battisti a Sennori, sotto le ruote di un fuoristrada, ma una scelta crudele di chi si trovava alla guida del Suv, un vicino di casa dei padroni del cane che aveva più volte manifestato fastidio per il piccolo trovatello.

Per questo motivo il giudice Elena Barmina ha condannato Vittorio Fois, un pensionato di Sennori a cinque mesi di reclusione e a un risarcimento danni nei confronti del proprietari del povero cagnetto morto sotto le ruote del fuoristrada Nissan davanti agli occhi della proprietaria. La corsa disperata verso l’ambulatorio veterinario del paese non era servita a niente, la dottoressa Daniela Lungheu aveva potuto solo constatare il decesso del povero animale. «Simba - avevano riferito ai carabinieri subito dopo l’incidente i proprietari del cane - era stato travolto dalle ruote anteriori del fuoristrada di Fois, il quale invece di fermarsi, aveva continuato la sua marcia schiacciando il povero animale anche con le ruote posteriori dell’auto».

Il pensionato, difeso dall’avvocato Marco Manelli, davanti al giudice si era difeso sostenendo di aver investito il meticcio per una fatalità. Ma la testimonianza di un maresciallo dei carabinieri che era intervenuto sul posto e aveva rilevato alcune tracce di sangue del cane accanto al cancello aveva confermato in aula la tesi dei proprietari del cane: la manovra e la traiettoria dell’auto erano compatibili con un gesto volontario. Il piccolo Simba era un meticcio bianco a macchie beige che da cucciolo di pochi mesi si era presentato davanti al cancello di casa di quella che poi era diventata la sua famiglia. Quel vicino - secondo la denuncia fatta dalla proprietaria ai carabinieri - non lo aveva preso in simpatia, ma nessuno avrebbe mai pensato a un gesto simile.

Dopo la sua morte Maria Cinzia Usai, la proprietaria del cagnetto, si è rivolta all’avvocato Stefano Porcu per chiedere giustizia e costituirsi parte civile. «Questa sentenza ci rende felici
- commenta la proprietaria di Simba - nessuno è obbligato a voler bene agli animali, ma tutti sono tenuti a rispettarli. Spero che la decisione del giudice - conclude - serva a far capire questo concetto a chi ci ha privato della gioia di veder scodinzolare il nostro amico a 4 zampe».

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