Passaporto accademico per i rifugiati

L’ateneo lavora al riconoscimento dei titoli di studio già acquisiti dai migranti

SASSARI. L’Università di Sassari ha ospitato ieri la prima sessione italiana dell’implementazione dello European Qualifications Passport for Refugees (EQPR), il "Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati" a cui le università di Sassari e Cagliari aderiscono come casi pilota. I due atenei sardi sono stati scelti per questa sperimentazione dal Cimea, "Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche". Il progetto EQPR ha come obiettivo il riconoscimento dei titoli di studio con scarsa o assente documentazione dei giovani con protezione internazionale. Il "Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati"è stato illustrato dal rettore Massimo Carpinelli, dalla delegata alle Politiche Territoriali per l'internazionalizzazione, i rifugiati e richiedenti asilo, Silvia Serreli, e dal delegato per Internazionalizzazione, Erasmus e Mobilità studentesche, Luciano Gutierrez e Luca Lantero, Coordinatore del Cimea.

La sessione di valutazione, che vede la partecipazione di numerosi esperti dei richiedenti è cominciata il 2 luglio all'Università Cagliari ed è proseguita a Sassari. L'Università ha coinvolto circa 30 giovani con protezione internazionale (di età compresa tra 22 e 30 anni), che si sono sottoposti al processo di valutazione dei propri percorsi formativi, in vista di una possibile immatricolazione. Provengono prevalentemente dall'Africa Subsahariana e dall'Asia. Collabora con l'Ateneo la rete territoriale del progetto “Generazione Mediterranea” a cui contribuiscono diversi Centri di Accoglienza Straordinaria e gli Sprar, la Caritas e numerosi volontari.

L’Università di Sassari ha già sperimentato il Passaporto Europeo consentendo a due giovani migranti del Mali che attualmente frequentano i corsi di laurea universitari di essere parte di un progetto di integrazione reale e di successo. I due studenti si sono immatricolati nel 2016 e nel 2017.

Il Passaporto Europeo è un progetto del Consiglio d’Europa, è sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con il coordinamento del Cimea. Grazie a una metodologia collaudata il progetto consente di valutare il livello di istruzione dei
rifugiati, l'esperienza lavorativa e le competenze linguistiche in assenza di una documentazione completa. Il passaporto europeo può avere validità nei diversi Paesi Europei.

Informazioni: https://deico.uniss.it/it/progetti/2018-european-qualifications-passport-refugees



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